Come lasciare il vecchio per far nascere il nuovo

PENSIERO PER DOMENICA – SECONDA DI QUARESIMA – 17 MARZO

Una delle peggiori sensazioni che si possono provare è sentirsi legati al presente, ingabbiati nei problemi della vita, senza alcuna possibilità di cambiamento. Le tre letture bibliche di questa seconda domenica di Quaresima prospettano altrettante possibilità di cambiamento.

Come lasciare il vecchio per far nascere il nuovo

Ci sono cambiamenti che non dipendono da noi, ma sono un dono di Dio. Abramo (Gen 15,5-18) vive uno di questi momenti, in uno scenario surreale, all’ora del tramonto, tra animali squartati e bracieri accesi per farne carne affumicata. In quel momento, il suo sogno di avere un giorno il possesso di una terra diventa un atto di fede: «Egli credette al Signore». La sua è una fede cieca: in quel momento è ancora un nomade, solo, in una terra straniera e ostile. Non cede allo scoraggiamento, ma si affida a Dio: a un Dio che si è impegnato per primo, prima della risposta dell’uomo.

Ci sono cambiamenti che avvengono grazie alla preghiera. Nel Vangelo della trasfigurazione (Lc 9,28-36), Gesù chiede ai discepoli che sono con lui un impegno: prima una scalata per salire sul monte, poi un raccogliersi in preghiera: una preghiera “in compagnia” di Mosè ed Elia, secondo lo schema della preghiera sinagogale che prevedeva la lettura di un passo della Torà e uno dei profeti. È un momento di preghiera bello, un momento “forte”, che provoca la reazione di Pietro (sempre il più pronto a reagire, secondo i Vangeli!): «Signore, è bello per noi essere qui»! Questa preghiera che poi diventa “ascolto” della Parola è la base di tutto. Noi sappiamo quanto a fondo trasformerà la vita di Pietro, Giacomo e Giovanni. Anche nella nostra vita ci sono stati e ci sono cambiamenti resi possibili da momenti forti, intensi e coinvolgenti, anche emotivamente: momenti che sono sfociati in un atto di fede, che ci hanno fatto intuire chi è Gesù, che ci hanno spinti ad affidarci totalmente a lui. Momenti che possiamo vivere ancora, in questa Quaresima!

Gesù può trasfigurare ancora noi. Lo scrive san Paolo, rivolgendosi ai Filippesi (3,17-4,1) in toni accorati, con «le lacrime agli occhi»: anche noi possiamo essere trasfigurati se crediamo nella forza dell’amore di Dio. I «nemici della croce di Cristo», a cui egli fa riferimento, sono proprio coloro che non credono più che la vita possa cambiare, perché hanno paura della croce. Tutti i cambiamenti di vita infatti implicano una morte e una risurrezione: lasciarci alle spalle, buttare via, lasciar morire qualcosa di vecchio perché possa nascere il nuovo.

Lidia e Battista Galvagno

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