Se il medico non c’è quando se ne ha più bisogno

MMonchiero ottimista sulla nuova legge sulle assicurazioni di medici e ospedali

Spesso ci si rivolge al pronto soccorso, intasandolo, per patologie curabili dal “dottore” di famiglia, che però ha orari molto ristretti e nei festivi non si trova

SANITÀ Una giovane mamma, Luciana, vive in una villetta tra le colline del Roero. Ha una bambina di 4 anni, vivace e in piena salute. Ma, si sa, anche nei casi più fortunati ogni tanto c’è bisogno del dottore per il raffreddore, il mal di gola e la febbre. Peccato che, secondo il medico di Luciana, la piccola sia legittimata ad ammalarsi soltanto nei giorni della settimana in cui il suo studio è aperto. Se i malanni di stagione insorgono in altri momenti e c’è bisogno di una visita, di una ricetta o di un consiglio, il telefono squilla a vuoto. La soluzione? «Rivolgersi a una pediatra privatamente, alla guardia medica o, in caso di febbre alta, al pronto soccorso», spiega la giovane donna.

La testimonianza che abbiamo raccolto racchiude diverse questioni: il ruolo dei medici di famiglia, la continuità assistenziale di cui hanno diritto gli utenti e l’evoluzione di un sistema sanitario che a livello locale dovrà essere ridisegnato a trecentosessanta gradi. Sì, perché è sempre più chiaro che Verduno sarà il punto centrale di una macchina più estesa: servirà per le problematiche acute, per quei casi che necessitano di ospedalizzazione, mentre tutte le situazioni meno gravi dovranno essere gestite sul territorio. In questo nuovo piano sanitario, i medici di medicina generale avranno un ruolo sempre più importante.

Forse anche per questo nei giorni scorsi l’Asl Cn2 di Alba-Bra ha messo in luce le forme di associazione tra medici previste dal contratto regionale, pensate proprio per offrire un’assistenza il più possibile continuativa. Sulla carta sono tre le forme di collaborazione che i medici di famiglia possono decidere di realizzare: la medicina in associazione, la medicina in gruppo e la medicina di rete, tre formule simili, che vanno spiegate.

Per quanto riguarda la prima – la medicina in associazione – si tratta di più professionisti che operano in sedi diverse, ma che decidono di coordinare gli orari di apertura per garantire una maggiore disponibilità di accesso. Ogni assistito deve rivolgersi al proprio medico, ma ha la possibilità di consultare gli altri, se quest’ultimo è assente: un evidente beneficio.

La medicina di gruppo, invece, riguarda il caso di più professionisti che scelgono di condividere un’unica sede. Anche in questo caso, gli orari vengono coordinati per garantire la continuità assistenziale.

E infine c’è la medicina in rete, il caso in cui gli studi sono distribuiti sul territorio, ma la gestione della scheda sanitaria individuale avviene in modo condiviso, in modo da poter accedere alle informazioni relative a ciascun assistito nel momento del bisogno.

Francesca Pinaffo

Veglio spera di realizzare a Verduno un ambulatorio per i codici bianchi

Come spiega il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio, «queste formule non sono una novità, esistono da anni e hanno avuto una buona risposta, ma è utile ribadirle in vista dell’apertura dell’ospedale di Verduno». Perché sarà nel nuovo nosocomio che cambieranno davvero le cose. Vediamo. I medici aderiscono alle associazioni su base volontaria e hanno perciò diritto a incentivi economici. L’Azienda sanitaria ha un piano per il potenziamento della nuova medicina di base, ma solo per le case della salute che sorgeranno ad Alba e Bra: «In base a quanto previsto, nelle due città saranno presenti studi medici di gruppo che, integrati con la guardia medica per gli orari notturni, forniranno un’assistenza continuativa. A Bra il luogo prescelto è l’ospedale Santo Spirito, ad Alba sarà verosimilmente uno spazio all’interno dell’ex convitto di via Vida, ma non è ancora una certezza».

Per i due centri principali, dunque, l’Asl metterà a disposizione degli spazi, mentre per il resto del nostro territorio – laddove c’è più bisogno, come racconta la nostra storia – non esiste un piano: «Sono auspicabili collaborazioni con gli enti locali, come accade già in diversi paesi, dove lo studio del medico si trova in spazi pubblici o in luoghi con un canone più basso».

A Verduno, invece, l’idea è affiancare al pronto soccorso un ambulatorio con medici di base, dove verranno visitati i pazienti in codice bianco, cioè non urgenti: «Ancora nulla è certo, ma ci auguriamo di poter realizzare l’idea, in modo da non congestionare l’emergenza con malati dai sintomi non gravi, ma che sono i più frequenti».

Nel Cuneese cinquantadue sono andati  in pensione

Il sistema sanitario locale va ridisegnato non solo perché sono aumentate le esigenze di salute, ma anche perchè sono diminuiti i medici. Secondo gli ultimi dati della Fimmg (la Federazione dei medici di famiglia) all’Asl Cn1 sono 36 le carenze, cioè i posti lasciati vacanti da sanitari andati in pensione, di cui 18 assegnati: è più del 10%, dal momento che alla vicina Cn1 sono 300 i medici attivi. Delle 16 carenze risultanti nell’Asl Cn2 di Alba-Bra nel 2018, 11 sono state assegnate. In molti casi si tratta di medici con il diploma di medicina generale, non ancora entrati cioè nella graduatoria regionale: è questa la soluzione trovata per ampliare il numero dei candidati, poiché le graduatorie risultano esaurite.

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