I vent’anni della cappella di Brunate

LA MORRA Fu costruita come un luogo per difendersi dalle intemperie, per poi diventare una cappella mai consacrata e negli ultimi vent’anni uno dei simboli per eccellenza delle colline Unesco, con i suoi colori inconfondibili tra le vigne. Era il 1999 quando l’artista inglese David Tremlett e il collega statunitense Sol Lewitt arrivarono nelle Langhe per affrescare la chiesetta della Madonna delle Grazie, nel prestigioso vigneto Brunate di La Morra, su chiamata della famiglia Ceretto. Colore dopo colore, pennellata dopo pennellata, in quell’anno qualcosa cambiò e l’arte contemporanea approdò per la prima volta in collina.

La Cappella del Barolo di Sol LeWitt e David Tremlett compie vent’anni

«Tutto nacque per passione, ma anche un po’ per casualità, dopo aver conosciuto David e Sol: tra di noi si instaurò un’amicizia, proseguita negli anni», ricorda Roberta Ceretto. Amicizia è la parola chiave della serie di eventi che la famiglia di viticoltori albesi ha in programma per festeggiare i vent’anni della cappella del Barolo, com’è stata rinominata.

Sabato 21 settembre è stat inaugurata la mostra “Keeping time”, che rimarrà aperta fino al 13 ottobre (il sabato e la domenica, dalle 15 alle 18, con ingresso gratuito). Anticipa Roberta Ceretto: «Saranno esposte alcune opere di Tremlett e di Lewitt, ma si svolgeranno anche performance e operazioni creative di giovani artisti, selezionati dai due curatori: Guy Robertson, direttore del Maheler- Lewitt studios, e Tony Tremlett, figlio di David». Per raggiungere l’esposizione, che sarà nella distilleria a fianco della cappella, sarà a disposizione una navetta da piazza Vittorio Veneto a La Morra.

Domenica 22 settembre, alle 18 nella cappella suonerà Ezio Bosso. Il concerto è gratuito previa prenotazione obbligatoria scrivendo a eventi@ceretto.com. Saranno letti estratti del nuovo libro La cappella del Barolo di Sol Lewitt e David Tremlett. L’ultima eclissi del millennio, edito da Corraini. «È un racconto incentrato sulla storia della chiesa, con documenti, lettere e testimonianze, per ricordare com’è iniziato il nostro cammino nel segno dell’arte, vent’anni fa dai colori di La Morra”, conclude Roberta.

Francesca Pinaffo

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