Uncem chiede risorse a sostegno dei negozi dei Comuni montani

Uncem chiede risorse a sostegno dei negozi dei Comuni montani
Il 31 dicembre, nelle Langhe, ha chiuso l'unico negozio di Roddino. Nella foto: la titolare con la figlia.

COMMERCIO L’avvio per tutti gli esercenti dell’obbligo di scontrino elettronico ha comportato aggravi burocratico-operativi che hanno anche indotto numerose attività commerciali nei piccoli Comuni montani a chiudere. Sono circa 200 i Comuni in Italia già senza negozi e senza bar.

Uncem aveva anche chiesto una proroga sull’obbligo di scontrino elettronico. Di fatto una prima proroga c’i è stata, da luglio 2019 a gennaio 2020 per gli esercenti con meno di 400mila euro l’anno di volume di attività, ma si è ancora in tempo ad attivarne un’ulteriore. Per ora non ci sono sanzioni per i commercianti e anche questo lo aveva chiesto Uncem, insieme ai contributi per l’acquisto dei nuovi apparecchi (fino a 250 euro, sotto forma di credito d’imposta). Per chi poi non genera ricavi sopra i 400mila euro c’è un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni bancarie pagate. Sul rinvio dell’obbligo è ancora possibile intervenire, ma sono tre sono le cose che Uncem propone alle Istituzioni regionali e nazionali per affrontare il rischio della desertificazione commerciale. Se ne parlerà agli Stati generali della montagna, convocati a Roma dal Ministro Boccia il 31 gennaio.

Uncem chiede, entro gennaio, un esame da parte dell’Agenzia delle entrate su quanti, nei Comuni montani, si sono adeguati all’obbligo di scontrino elettronico e quanti non ancora e su quanti esercizi hanno chiuso e per quali motivi. Il secondo punto, evidenzia il presidente nazionale Uncem Marco Bussone, prevede che sia ripartito in tempi rapidissimi il fondo di 30 milioni di euro previsto nella legge di bilancio a sostegno delle attività economiche, artigianali e commerciali delle aree interne. Il terzo punto riguarda la fiscalità e anche su questo tema Uncem insiste da anni. I primi risultati sono arrivati. Alle Zone economiche speciali, il decreto clima ha aggiunto le Zone economiche ambientali in corrispondenza dei Parchi nazionali. Ora devono essere le Regioni a intervenire. Il modello è quello dell’Emilia-Romagna, con un aiuto concreto alle aziende, agli esercenti e ai titolari di attività di lavoro autonomo che operano nei Comuni montani, per sostenerle e renderle più competitive.

Bussone conclude auspicando che tutte le Regioni possano agire su questo fronte e che, con un programma operativo nazionale per la montagna per il settennato di fondi europei 2021-2027, si possano individuare altri specifici contributi comunitari ai negozi, ai bar e alle imprese dei Comuni montani, senza che vengano configurati come aiuto di stato.

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