Campo nomadi ad Alba: la patata bollente passa al sindaco Carlo Bo

LA DECISIONE «Un sindaco non può non rispettare la legge. Ci sono numerose sentenze di demolizione delle strutture abusive del campo nomadi Pinot Gallizio che non possiamo ignorare. La precedente Amministrazione, con una deliberazione di Giunta del 2015, ha predisposto un bando e, nel 2016, ha assegnato a un’azienda umbra lavori di rimozione mai partiti. La palla ora è passata a noi: non possiamo semplicemente voltarci dall’altra parte per cinque anni»: le parole del sindaco di Alba Carlo Bo tentano di tirare le fila di una vicenda che affonda le origini al dopo-alluvione.

Ancora il primo cittadino di Alba: «Le sentenze, piaccia o meno, vanno rispettate; non possiamo rischiare di vivere per chissà quanti altri anni nella preoccupazione per l’incolumità delle persone che abitano al Gallizio. Il responsabile della sicurezza dei cittadini, secondo la legge, è il sindaco: dunque il tema investe la mia persona». L’atteggiamento di Carlo Bo vuole essere quello del padre di famiglia, non di chi lancia slogan che chiamano le ruspe: «Non è una questione politica o ideologica, ma semplicemente di legalità. Non possiamo liquidare la vicenda con facili dichiarazioni a effetto o con leggerezza e dimenticare che parliamo di oltre cento persone, di famiglie, donne e bambini. Chiariamo, inoltre, che gli abitanti del campo nomadi sono per la stragrande maggioranza cittadini di Alba, di nazionalità italiana».

Campo nomadi: la patata bollente passa a Carlo Bo

Bo precisa, però: «Nulla sarà fatto in modo avventato: alla forza preferirò il dialogo; ho incontrato il Consorzio socioassistenziale, vedrò il procuratore, parlerò con la comunità dei nomadi e con la ditta che ha vinto l’appalto. L’intenzione è di arrivare a una soluzione e alla demolizione delle costruzioni abusive entro l’anno, facendo in modo di non lasciare nessuno in mezzo a una strada. Sarà concordata una data e sarà fornito il tempo necessario, alcuni mesi, per sgombrare gli edifici. Questa situazione non può essere procrastinata all’infinito».

Lo spostamento vero e proprio del campo per ora rimane comunque lontano, secondo il sindaco di Alba: «Dopo la demolizione, l’area sarà predisposta per ospitare strutture semovibili. Al momento, non si discuterà di trasferimento del campo Pinot Gallizio, ma di rispetto della legalità; in seguito, ci confronteremo con la cittadinanza per capire se possano esserci altre zone più adeguate».

Marcello Pasquero

L’ordine di sgombero risale agli anni Novanta

GLI ANNI ’80 A partire dagli anni Ottanta nel campo nomadi iniziano a sorgere strutture in muratura non autorizzate. Negli anni Novanta, dopo l’alluvione, giunge il primo ordine di sgombero e di demolizione delle strutture abusive. L’Amministrazione di Enzo Demaria stila un progetto per spostare le famiglie in un’area più adatta. L’Amministrazione di Giuseppe Rossetto predispone un piano d’intervento da circa 600mila euro. La Regione stabilisce di sostenere il progetto con un contributo di circa 400mila euro, cifra che il Comune deve cofinanziare per 200mila euro.

Sembra tutto pronto per lo spostamento, ma le operazioni si arenano tra le resistenze degli abitanti del quartiere Vivaro, dei responsabili del carcere e degli stessi nomadi. Il trasferimento finisce in un cassetto fino a essere accantonato dall’Amministrazione di Maurizio Marello. Resta sul tavolo la questione legalità, perché nel corso degli anni gli ordini di demolizione arrivano a una mezza dozzina.

La Giunta Marello delibera, a fine 2015, uno stanziamento di 120mila euro per l’intervento sulle opere abusive eseguite al Pinot Gallizio, da recuperare con le multe comminate proprio nei controlli al campo nomadi. Alla base dello stanziamento: la questione sicurezza dell’area, a pochi metri dal Tanaro e dal metanodotto Snam, e le irregolarità. Si va dall’occupazione alla costruzione abusiva, passando per l’allacciamento non autorizzato alle reti del metano, fino al taglio dell’argine dello scolmatore.

L’amministrazione Marello s’impegna a risolvere il problema delle demolizioni entro il 2016, ma il bando va per le lunghe. Si presentano sette aziende, con sedi lontane da Alba. Vince l’impresa Varian Srl di Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia. L’ultimo annuncio nel 2018, con l’ex sindaco che assicura a Gazzetta il via libera alle demolizioni nell’estate del 2018 e il ricollocamento del campo a poche decine di metri: «Se tutto procederà secondo i piani, le demolizioni sono previste per l’estate. Dal momento che in molti casi si tratta di nuclei con bambini che frequentano le scuole cittadine e anziani, si è scelto di attendere la bella stagione. Sono una quarantina i manufatti in legno e in muratura nei quali sono state riscontrate forme di abusivismo. Se si pensa che al Pinot Gallizio al momento vivono un’ottantina di persone, si tratta di una percentuale molto alta degli edifici presenti, se non della totalità».

Il resto è storia recente con una nuova ispezione a fine 2019 e l’ennesima ordinanza di demolizione, che spingeranno Carlo Bo a una decisione non facile, finora rimandata da un sindaco all’altro.

m.p.

La città dei gitani che prese il nome dall’artista langarolo Pinot Gallizio

Lo spostamento del campo nomadi Pinot Gallizio è una vicenda che attraversa gli ultimi 26 anni, dal dopo-alluvione a oggi. Andando indietro nel tempo, per ricostruirela storia dell’area sulle sponde del fiume Tanaro bisogna tornare al 1956. Prima di quella data i nomadi che si fermavano per qualche tempo ad Alba avevano preso l’abitudine di costruire il loro accampamento sotto la tettoia che ospitava settimanalmente il mercato del bestiame. Qui essi accendevano i fuochi e piazzavano tende, improvvisando i loro ripari. Era una situazione giudicata indecorosa, a cui tentò di ovviare il Comune, vietando l’accesso ai gitani sotto l’ala del mercato.

In compenso, però, Pinot Gallizio, “il re degli zingari”, artista albese eclettico e persona con un’umanità straordinaria, mise a disposizione del Municipio un terreno per essere donato ai nomadi: era proprio quello di cui parliamo, lungo le sponde del Tanaro. Qui nacque una piccola “città dei gitani” e prosperò una comunità di sinti piemontesi integrati nel tessuto sociale della città: mandavano i figli  a scuola, diventando imprenditori e pure commercianti. Un modello che grazie a Pinot Gallizio, che ne trasmise la dimensione artistica, travalicò persino i confini albesi, diventando un esempio di nomadismo stanziale per tutta ’Europa e anche Oltreoceano.

m.p.

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