Se al carcere Montalto non partono interventi

Alba decide una task force, chiamando  i parlamentari, per dare una svolta alla ormai grottesca situazione

ALBA Maggioranza e opposizione sono pronte a unire le forze per cercare di dare una svolta alla situazione della casa di reclusione Giuseppe Montalto di Alba, chiusa nel 2016 a causa del batterio della legionella e riaperta nel 2017 solo in minima parte, riducendo una struttura da 142 posti a 33. Nel frattempo, la maggior parte della struttura è destinata a un progressivo deterioramento, che i membri della quarta Commissione consiliare hanno potuto vedere venerdì 21, insieme al sindaco Carlo Bo, al garante per i detenuti Alessandro Prandi, al direttore della struttura Giuseppina Piscioneri e agli agenti della Polizia penitenziaria. Subito dopo, i commissari si sono ritrovati nel palazzo comunale, per fare il punto con Prandi.

Se al carcere Montalto non partono interventi

Il presidente della Commissione Gionni Marengo: «La casa circondariale è abbandonata, con danni da tutti i punti di vista, dagli elementi architettonici agli impianti: parlare di ristrutturazione sembra davvero riduttivo».

Eppure i fondi per ristrutturare il Montalto sono già stati inseriti nel programma triennale delle opere ministeriali 2019-2021, con uno stanziamento di 4 milioni di euro, ma i lavori non sono mai stati dati in affidamento. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha annunciato che il bando di gara avverrà a marzo. Ha commentato Prandi: «Ci troviamo in una situazione in cui i fondi ci sono, un progetto c’è, ma i lavori non partono. Nel frattempo, al Montalto sono 44 i detenuti, con un tasso di sovraffollamento del 143 per cento».

f.p.

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