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Acna: via libera ministeriale al piano per finire la bonifica

Acna: la bonifica sarà completata nel primo semestre 2019
L'ingresso dell'ex stabilimento chimico di Cengio.

VALLE BORMIDA Il Ministero dell’ambiente, di concerto con quello dei beni culturali, ha espresso parere favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto di bonifica con misure di messa in sicurezza del sito ex Acna, presentato da Eni Rewind (l’ex Eni Syndial, società proprietaria dell’area di Cengio). Il documento è stato pubblicato il 20 aprile sulla Gazzetta ufficiale. Eventuali ricorsi al Tar sono possibili entro sessanta giorni, ossia entro il 20 giugno, mentre per un ricorso al capo dello Stato i giorni a disposizione sono 120.

Il progetto riguarda la cosiddetta zona A1, quella che un tempo era occupata dai bacini contenenti i reflui di lavorazione e che oggi accoglie i terreni contaminati provenienti sia dall’interno del sito che dalle aree esterne. Dal 2009 la zona A1 è al centro di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea, che contestava la non corretta esecuzione dei lavori di messa in sicurezza dell’area. Eni Rewind negli anni scorsi ha chiesto l’avvio di una procedura Via (Valutazione dell’impatto ambientale) sul progetto, con l’obiettivo di risolvere la questione ed evitare la stangata di Bruxelles. Il termine fissato per la conclusione dei lavori è fissato in cinque anni. Ciò significa che, al più tardi, l’operazione si concluderà nel 2025, a 26 anni dalla chiusura dell’Acna e a 15 dall’annuncio in pompa magna della fine della bonifica fatto nel 2010 a Cengio dal ministro Prestigiacomo, dai governatori Cota e Burlando e dall’allora capo della Protezione civile Bertolaso. In ogni caso è probabile (e auspicabile) che, siccome la maggior parte dei lavori è già stata realizzata, i tempi possano essere più rapidi.

Scorrendo il decreto e il voluminoso parere dei Ministeri (116 pagine) emerge il dato relativo alla quantità di terreni contaminati stoccati nella zona A1, pari a un milione e 490.296 metri cubi. Tra le osservazioni al progetto presentate dalla Regione Piemonte, alcune riguardano la gestione dell’area (spesso definita dai sindaci come una bomba ecologica), quando la bonifica sarà chiusa definitivamente. Il Piemonte ha giudicato inadeguato il programma di monitoraggio, sorveglianza e controllo trentennale dell’area, mentre Eni ha replicato: «La valutazione di inadeguatezza del programma di monitoraggio della durata di 30 anni non è supportata da alcuna evidenza tecnico-scientifica», ribadendo che l’arco temporale indicato, «è coerente con le prescrizioni della commissione Via e in linea con le indicazioni per le discariche di rifiuti pericolosi». A questo proposito, la commissione tecnica del Ministero dell’ambiente ha precisato che si prevede una durata del monitoraggio «almeno trentennale», senza escludere eventuali periodi di controllo aggiuntivi, «in relazione alle criticità ambientali residue». In parole povere, per almeno trent’anni Eni Rewind (o chi per essa) dovrà tenere d’occhio il sito di Cengio. Poi, si vedrà.

Oggi, secondo quanto dichiara la società sul proprio sito Web, la gestione dell’impianto per il trattamento delle acque di falda costa 2 milioni di euro all’anno, mentre per la bonifica (dati aggiornati al 31 dicembre 2019) il costo sostenuto è stato di circa 350 milioni di euro, ai quali se ne devono aggiungere circa altri 20 per portare a termine i lavori.

Per questa settimana era anche fissata, presso il Tribunale di Genova, un’altra udienza relativa alla causa per il danno ambientale arrecato alla Valle Bormida, ma sul suo svolgimento pesa l’incognita del coronavirus e non è da escludere un rinvio.

Corrado Olocco

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