Il lockdown chiarifica l’acqua e non i pesticidi come si pensava

Il lockdown chiarifica l’acqua e non i pesticidi come si pensava

AMBIENTE  Il rapporto delle società con i fiumi è irrisolto: molte ignorano i corsi d’acqua, altre li inquinano, poche li percorrono. Eppure un fiume non è soltanto estetica ma ingranaggio principale dell’ecosistema naturale. Sulla base di queste considerazioni l’Autorità distrettuale del Po presso il Ministero dell’ambiente ha pubblicato una ricerca per valutare la qualità delle acque nel periodo di quarantena.

I risultati raccontano una storia di prevaricazione: le ragioni di mercato vincono su quelle ecologiche. Dalle analisi emerge una minor torbidità delle acque rispetto al periodo prequarantena, «principalmente riconducibile a una ridotta movimentazione dei materiali sospesi come sabbie, fanghi e argilla», ha spiegato il segretario generale Meuccio Berselli. «Le cause sono da considerarsi legate alle scarsissime precipitazioni e alla diminuzione dell’utilizzo dei fiumi. Queste le ragioni che hanno consentito la sedimentazione dei materiali sospesi, incrementando la trasparenza complessiva delle acque».

Non sono stati rilevati miglioramenti nella presenza di sostanze inquinanti di origine industriale: secondo i ricercatori questa rilevazione trova ragione nel fatto che la grande maggioranza degli scarichi venga già convogliata in reti e sistemi di depurazione che permettono l’abbattimento prima dello scarico in acque superficiali. L’assenza di un calo significativo durante il lockdown dimostrerebbe la buona efficienza dei sistemi depurativi esistenti all’interno del distretto del Po. Ma, come documentato da Gazzetta d’Alba negli scorsi mesi riguardo al Tanaro, la presenza “media” di inquinanti industriali nei corsi idrici rimane consistente.

Un esempio preoccupante proviene invece dal fronte agricolo: i pesticidi azotati e fosforati rilevati nel Po nel lockdown ammontano a 0,22 microgrammi per litro, dieci volte rispetto alle medie di gennaio, febbraio e marzo. È la testimonianza di come i fitofarmaci usati nelle campagne arrivino a contaminare le acque, il suolo e gli alimenti che mangiamo. Un ultimo elemento della ricerca coinvolge il virus. Lo studio spiega che la via di trasmissione preferenziale del Sars Cov-2 sia aerea e che è «da ritenersi irrilevante il rischio di presenza nelle acque superficiali». Nel fiume, dunque, il contagio non sembra trovare un favorevole ambiente di propagazione.

Boffa (Sisi): la terra e il fiume hanno respirato, con molti meno inquinanti

«Ritengo che nel periodo del lockdown il rallentamento delle attività e la riduzione degli spostamenti abbiano contribuito a diminuire le emissioni nocive al suolo e in atmosfera. Pure la qualità dei corpi idrici è migliorata per effetto di minori immissioni e dilavamenti, che hanno ridotto l’apporto di sostanze macro e micro inquinanti nel reticolo idrico». Sono parole di Fabrizio Boffa, responsabile degli impianti di Sisi, la Società intercomunale servizi idrici che gestisce l’impianto di depurazione di Canove di Govone.

La struttura ogni giorno raccoglie le acque reflue urbane e le restituisce al fiume ripulite. Lo sguardo di Boffa contiene dunque una lettura privilegiata del Tanaro. Prosegue il tecnico: «Secondo le nostre analisi, la qualità dei reflui scaricati nel fiume risulta entro i limiti di legge e di buona qualità. Buone sono anche le caratteristiche delle acque del Tanaro nei punti di prelievo a 500 metri a monte e 500 metri a valle dello scarico dell’impianto. Siccome le attività negli ultimi due mesi si sono fermate, abbiamo assistito a un miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua. Ora vedremo come nei prossimi mesi l’inerzia di questo breve periodo di respiro della terra verrà ridotta se non azzerata dalla ripresa delle produzioni».

Matteo Viberti

 

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