L’omelia del vescovo Marco per san Lorenzo: «Servire in tempi di disoccupazione e pandemia»

ALBA Il vescovo Marco Brunetti ha celebrato questa mattina, lunedì 10 agosto, la Messa del santo patrono di Alba e della diocesi, san Lorenzo martire.

Alla funzione erano presenti i due vescovi di origini albesi: Marco Mellino e Franco Moscone. Tra le autorità civili, nella cattedrale c’era il sindaco della città, Carlo Bo.

Pubblichiamo alcune immagini e, più in basso nella pagina, l’omelia completa del vescovo.

 


Carissimi è con gioia che ci siamo raccolti in questa nostra bella Cattedrale per celebrare il nostro Santo Patrono San Lorenzo, diacono e martire.

Quest’anno la ricorrenza porta con sé i segni della pandemia, per cui non possiamo ripetere quanto facevamo gli scorsi anni, però ci siamo e non viene meno il nostro desiderio della preghiera e dell’invocazione a colui che è chiamato ad essere nostro intercessore e protettore.

Celebrando, dunque, la festa del Patrono principale della nostra Città e Diocesi, il martire diacono Lorenzo, mi sono chiesto che cosa questa figura così lontana dai nostri tempi e dalla nostra sensibilità, abbia ancora da dire alla nostra contemporaneità disincantata e sazia.

Lorenzo infatti ci parla di due virtù, potremmo dire oggi due disposizioni, due scelte di vita, quanto mai desuete e fuori moda e di cui meno se ne parla e meglio è: il servizio e il martirio. O, meglio ancora, il martirio a causa della fede e del servizio.

Egli era un diacono, cioè ordinato dalla Chiesa e nella Chiesa, non per il sacerdozio ma per il servizio, così come ben si è espresso il Concilio Vaticano II, che ha riscoperto e valorizzato tale antico ministero ordinato e ha ribadito la definizione antica del diacono: “I diaconi, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel servizio della liturgia, della parola e della carità, sono al servizio del popolo di Dio” (LG 29).

Egli svolgeva il suo servizio con fedeltà al Papa Sisto II, unito perciò strettamente al Successore di Pietro.

Già da questi pochi dati emerge la normalità della sua vocazione, servizio ai poveri che nasce dalla fede in Cristo, unione alla Chiesa e al suo capo, unica dispensatrice di salvezza. Normalità ma anche eccezionalità per cui per questo servizio ebbe a subire il martirio, perché anche allora, come oggi, seguire Cristo fino in fondo comporta dei rischi.

Oggi in Italia il cristiano non rischia la morte ma qualcos’altro che è simile alla morte: la morte sociale, l’insignificanza, la perdita di senso, la denigrazione. Questo se si tace, se ci si limita ad una vita di fede abitudinaria, magari facendo anche qualche opera buona tanto per sentirsi bene e in pace con se stessi. Se però poniamo: si volessero trarre tutte le conseguenze della nostra fede e non limitarsi a pensare come il mondo affermando, per esempio, che non si possono disgiungere libertà e verità, su alcune questioni etiche come l’eutanasia, l’aborto, il gender, il gioco d’azzardo ecc… bè allora il rischio è alto e lo sarà sempre di più.

La sentenza non sarebbe emessa dal tribunale dell’imperatore Valeriano ma da quello del politicamente corretto, del conformismo morale per cui se non si pensa come la modernità e la maggioranza si è fuori da ogni discorso pubblico.

Si, come Lorenzo, amare è servire, oggi servire la verità è diventato rischioso per i cristiani, lo è nei paesi dove sono perseguitati, ma anche nel nostro Occidente che sta prendendo congedo dalla sua tradizione cristiana.

Bisogna stare dentro la storia e il tempo che ci è dato di vivere senza subire passivamente l’ondata libertaria e individualista e per il bene dell’umanità la quale, nella visione cristiana, non è la somma di soggetti chiusi in se stessi, ma una grande rete in cui ciascuno ha bisogno degli altri. Soprattutto, testimoniando la verità del Vangelo, come ha fatto San Lorenzo fino a morire pur di rimanere fedele al Signore della vita.

Testimoniare e servire significa anche occuparsi dei gravi problemi sociali che si aprono all’orizzonte. Anche la nostra Città e il nostro territorio sta vivendo un momento critico dovuto al post Covid 19 soprattutto nel campo del lavoro.

Penso ai 151 dipendenti della Stamperia di Govone lasciati a casa perché la fabbrica ha chiuso: quali prospettive per queste famiglie? Sappiamo che il lavoro è ciò che da dignità alle persone e questo problema va risolto se tutto il sistema produttivo e creditizio con la regia delle istituzioni si fa carico del problema. La recente firma dell’accordo fra azienda e sindacati e la richiesta della cassa integrazione rappresentano un segno di speranza.

Il prossimo autunno non vorremmo che questa crisi occupazionale si allargasse costituendo un vero dissesto sociale.

Occuparsi di queste situazioni significa vivere la carità come San Lorenzo ci ha insegnato servendo i poveri del suo tempo.

Affidiamo la nostra Chiesa albese e la nostra Città, con tutte le sue preoccupazioni presenti e future all’intercessione di San Lorenzo con la bella antifona d’inizio della S. Messa di oggi:

“Questi è il diacono san Lorenzo, che diede la sua vita per la Chiesa: egli meritò la corona del martirio, per raggiungere in letizia il Signore Gesù Cristo” Amen.

† Marco, vescovo

 

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