Rispunta l’ipotesi del tunnel per collegare Alba e Cortemilia

Rispunta l'ipotesi del tunnel per collegare Alba e Cortemilia
I tornanti sulla strada che collega Alba e Cortemilia.

CORTEMILIA Parte dai consiglieri provinciali Annamaria Molinari e Massimo Antoniotti il rilancio del progetto per il miglioramento della viabilità tra l’Albese e la Valle Bormida, che prevede la realizzazione del traforo tra Alba e Cortemilia. Se ne è parlato nei giorni scorsi, durante una riunione dei sindaci dell’Unione montana, che si è tenuta nel nuovo teatro comunale di Cortemilia, dove, con i due amministratori provinciali e il presidente dell’ente montano Roberto Bodrito, si è discusso dei progetti “storici” da riproporre alla Provincia di Cuneo e da inserire nel Recovery fund conseguente alle misure economiche di contrasto agli effetti del coronavirus.

I sindaci, all’unanimità, hanno espresso la volontà di includere la realizzazione del traforo che permetterebbe di ridurre i tempi di percorrenza tra Alba e l’entroterra savonese, oltre a rendere più veloci le vie di comunicazione verso l’ospedale di Verduno. L’idea di un collegamento stradale rapido tra l’Albese e la Valle Bormida attraverso la Langa ha radici lontane: uno studio del 1939 prevedeva già due tunnel e nel 1950, ad Alba, si svolse un convegno sull’argomento, in cui la spesa stimata per sistemare il tratto Alba-Cortemilia (gallerie comprese) era di un miliardo e 800 milioni di lire. Una pubblicazione del 1957, invece, proponeva una galleria di due chilometri e mezzo sotto Manera e una di tre chilometri e 600 metri sotto Castino, per un costo di circa cinque miliardi di lire. L’importante infrastruttura tornò alle cronache negli anni Novanta e nel 2008, quando si costituì il comitato Una strada per le Langhe di cui facevano parte amministratori, imprenditori e associazioni.

«È già da una decina di anni che in Provincia esiste un progetto di fattibilità per il tunnel di collegamento con Alba, un’opera fondamentale per il rilancio dei nostri paesi non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale», afferma il consigliere provinciale Annamaria Molinari. Aggiunge il suo collega Massimo Antoniotti: «Con l’occasione del Recovery fund ci è parso opportuno riprendere in mano il progetto e proporlo all’attenzione dei sindaci». Conclude Roberto Bodrito: «Il traforo è un’opera strategica che consentirebbe di mettere mano anche a tutti quei dissesti idrogeologici che minacciano la percorribilità delle strade, condizionando il nostro sviluppo economico e turistico». Sarà la volta buona!

Fabio Gallina

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