Battere la violenza: impegno dell’Onu a favore delle donne

Sette milioni di italiane dichiarano di avere subito violenza nella vita 1

SOCIETÀ Stigmatizzare la violenza, rifiutarla senza distinguo, ma anche offrire spunti di riflessione sulla condizione femminile. Da oltre vent’anni il 25 novembre è, secondo il calendario dell’Onu (Organizzazione delle nazioni unite), la Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne.
Quest’anno, le iniziative di protesta e richiesta d’attenzione che generalmente caratterizzano la ricorrenza a livello mondiale – segno che il problema è visibile pure in diverse forme ovunque –, dovranno svolgersi, in larga misura, on-line, a causa del persistere della pandemia. Non mancano però i motivi per allargare la riflessione oltre la doverosa raccolta di testimonianze delle vittime. È necessario ricercare una causalità che non includa solo le ragioni criminali, la mancanza di autocontrollo da parte di mariti e amanti gelosi o il vago riferimento al fallimento della cultura patriarcale.
Piuttosto, i più recenti dati sull’occupazione femminile restituiscono la misura di un Paese in cui la condizione lavorativa delle donne appare ancora una volta critica, se paragonata a quella degli uomini. La pandemia ha stressato oltremodo tutto il tessuto economico, non c’è dubbio, ma le donne – come sempre – pagano il prezzo più alto.
A livello nazionale, tra il secondo trimestre del 2019 e lo stesso periodo del 2020 sono 470mila in meno le lavoratrici, vale a dire che circa il 56% degli impieghi persi è femminile. Situazione paradossale perché, come dettaglia lo studio Ripartire dalla risorsa donna della fondazione Consulenti del lavoro, sono le donne ad aver gestito, in misura maggiore rispetto agli uomini, il sovraccarico di lavoro causato dalle chiusure primaverili. Da un lato, hanno infatti garantito la tenuta dei servizi essenziali, scuola, sanità, pubblica amministrazione, dove sono maggiormente rappresentate. Inoltre, in caso di figli a carico, sono state ancor più chiamate a fare gli straordinari per conciliare casa e lavoro, magari a distanza. Non è casuale che, nel periodo preso in esame, la riduzione dei livelli di partecipazione sia maggiore nelle fasce giovanili, in cui la percentuale di mamme lavoratrici è più elevata. La tendenza all’abbandono è particolarmente accentuata tra donne in possesso di titoli di studio bassi, ma non può essere trascurato il rischio della fuga dal lavoro anche per le laureate.
Una situazione che si sta ripresentando con la seconda ondata Covid-19 e, anche se al momento non si dispone di dati affidabili sulla situazione occupazionale, poiché sarà necessario aggiornare le cifre al termine del blocco dei licenziamenti disposto dal Governo, il campanello d’allarme non può essere ignorato. Il sistema ricettivo e ristorativo e i servizi d’assistenza domestica, settori che vedono impiegate moltissime donne, già presentano un conto salatissimo. Sarebbe superficiale non vedere una stretta relazione tra questi dati e un fenomeno, quello della violenza di genere, che continua a essere molto presente nella nostra società. Quest’ultimo, a ben vedere, è la punta di un iceberg, manifestazione di un malessere profondo, che cresce per squilibri materiali e non soltanto per pregiudizi e pratiche sociali che necessitano una ferma condanna.

Non sei sola-Rompi il silenzio, chiama il 1522

Nonostante le limitazioni imposte dalle misure sanitarie anticontagio, la Consulta per le pari opportunità di Alba ha continuato il proprio lavoro in questi mesi, riunendosi a distanza e immaginando iniziative per il prossimo futuro. Tra le attività di sensibilizzazione, non poteva mancare l’adesione convinta alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Nei prossimi giorni sarà infatti registrata una videointervista alla deputata Lucia Annibali, cavaliere al merito della Repubblica italiana e autrice del libro Io ci sono, la mia storia di non amore. Nel libro, scritto con Giusi Fasano, l’avvocatessa pesarese racconta la propria vicenda, segnata da una grave aggressione di cui fu mandante, nel 2013, l’ex fidanzato.
L’intervista sarà sviluppata dalla Consulta con il supporto di Marco Bertoluzzo, direttore del consorzio socioassistenziale Alba, Langhe e Roero ed esperto criminologo, e poi divulgata presso le scuole superiori albesi.
S’intende così sensibilizzare le giovani generazioni sul tema della violenza di genere, spesso protagonista delle notizie di cronaca anche locale. L’Istat descrive il fenomeno con cifre preoccupanti.
Si segnala, infatti, che in Italia il 31,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza, il 16,1% denuncia di essere vittima di stalking. Considerato il particolare periodo storico che impone il distanziamento sociale, la Consulta invita tutte e tutti, a testimoniare sui social network – modificando la foto profilo del proprio account – la vicinanza alle donne vittime di violenza, così da incentivare la fiducia nelle denunce degli abusi subiti. Lo slogan che sarà condiviso è: «Alba: Stop alla violenza. Non sei sola-Rompi il silenzio chiama il 1522».
L’iniziativa si inserisce nella più ampia campagna nazionale #liberapuoi.

Alessio Degiorgis

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