Vaccini Covid-19: mercoledì arrivano altre 40mila dosi in Piemonte

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PANDEMIA Mercoledì 30 dicembre, in Piemonte verranno consegnate altre 40mila dosi del vaccino anti Covid-19 con cui si proseguirà la campagna di vaccinazione avviata in modo simbolico, in occasione del V-day europeo di domenica 27.  L’arrivo della fornitura, previsto per domani, è stato rinviato di un giorno a causa della neve.

Si tratta di un lotto di 41 scatole (ogni confezione contiene 975 dosi) che verranno distribuite agli hub territoriali per procedere con la somministrazione del vaccino al personale delle aziende sanitarie e agli operatori e ospiti delle Rsa, che rappresentano i destinatari della Fase 1 della vaccinazione. Si tratta di 195mila persone, due terzi delle quali hanno già manifestato la propria volontà di adesione.

«Riceveremo circa 40mila dosi a settimana per completare la Fase 1 della campagna vaccinale», spiega l’assessore alla sanità della Regione Luigi Genesio Icardi. «La macchina organizzativa è già pronta per riceverle ed è stata testata con ottimi risultati nella giornata di ieri».

Al territorio della Granda sono destinate 5.850 dosi distribuite agli ospedali di Cuneo, Mondovì, Savigliano e Verduno e alle Rsa. Per il territorio di Asti le dosi in arrivo sono 2.925.

«Il sistema regionale di Protezione civile provvederà a consegnare le dosi necessarie ai presidi sanitari territoriali e alle Rsa, come già accaduto ieri con puntualità e precisione in occasione del V-day», spiega Vincenzo Coccolo, commissario generale dell’Unità di crisi della Regione Piemonte.

«Stiamo lavorando con il Ministero della salute per risolvere a livello nazionale il problema del consenso informato per gli ospiti delle Rsa che non hanno un rappresentante legale, ma sono in una situazione di cosiddetta incapacità naturale», spiega il commissario dell’area giuridico-amministrativa Antonio Rinaudo. «Il tema è complesso, ma estremamente importante e delicato se pensiamo che solo in Piemonte coinvolge 10mila persone accolte nelle nostre residenze socio assistenziali, che se questa criticità non verrà risolta non potranno essere vaccinate».

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