Canalis (Pd): «La Giunta Cirio faccia di più per gli infermieri nelle Rsa»

Covid: infermieri, pronti a incrociare braccia il 2 novembre

POLITICA Entro fine anno potrebbe chiudere un terzo dei 30mila posti letto autorizzati nelle Rsa del Piemonte, a causa della carenza di infermieri e della lentezza dei nuovi inserimenti in convenzione. Lo sottolinea Monica Canalis, consigliere regionale del Pd: «Per questo ho presentato in Consiglio regionale un’interrogazione per capire quali misure la Giunta Cirio stia mettendo in campo. La risposta dell’assessore Icardi è stata insoddisfacente, e nonostante gli indirizzi regionali della Dgr 6 del 1° dicembre 2020 prorogati al 31 dicembre 2021, il numero di infermieri contrattualizzati dalle Asl e distaccati nelle Rsa è troppo esiguo per far fronte ai bisogni, senza dimenticare che le procedure burocratiche per realizzare questo distacco sono eccessivamente complicate. Mancano infermieri anche nel settore pubblico e quindi la soluzione non può essere quella di tamponare ora qua ora là, togliendo da una parte e mettendo dall’altra. Così facendo si lasciano comunque scoperti troppi ambiti».

Da alcuni anni il Sistema sanitario regionale sconta una carenza di personale sanitario, con una particolare gravità per quanto riguarda il personale infermieristico. Nel corso della pandemia molti infermieri hanno lasciato le Rsa per aderire ai bandi a tempo determinato delle Asl, che offrono condizioni retributive e contrattuali più vantaggiose. Ogni anno in Piemonte completano la propria formazione circa 600 infermieri, che bastano a mala pena per sostituire i pensionamenti.

Il sistema piemontese di tutela dei minori è sano e, per molti aspetti, un modello per il resto d’Italia
Monica Canalis, consigliere regionale del Pd

«Se la Giunta vuole evitare il tracollo del sistema socio sanitario, con la chiusura di centinaia delle Rsa più piccole e la conseguente ospedalizzazione inappropriata dei loro ospiti, non può limitarsi a distaccare personale dal pubblico al privato», aggiunge Canalis. «Poter disporre di un numero soddisfacente di lavoratori è poi necessario anche per evitare ogni forma di contenzione. Occorre avviare una ricerca di infermieri negli altri Paesi europei, facilitando le procedure di conversione e riconoscimento dei titoli di studio per verificarne l’equipollenza con quelli italiani, e soprattutto prendere in considerazione l’abolizione del numero chiuso o l’estensione del numero di posti nei corsi di formazione per infermieri. Va, invece, del tutto escluso l’impiego di personale non qualificato in deroga, come ventilato pochi giorni fa dall’assessore Icardi a mezzo stampa».

«Le Rsa sono enti privati, ma essendo autorizzati a operare dalle Asl ed essendo spesso in convenzione, devono essere considerate a tutti gli effetti concessionari di pubblico servizio, finanziati dal fondo sanitario regionale», spiega la vicesegretario regionale del Partito democratico. «Significa che la Giunta Cirio non può assistere passivamente alla scomparsa dei servizi sul territorio, ma deve garantirne la sopravvivenza, adoperandosi per uscire dalla paralisi dei nuovi convenzionamenti e dalla penuria di infermieri. È un dovere nei confronti dei numerosi anziani, spesso non autosufficienti, della nostra Regione, delle loro famiglie e anche delle migliaia di lavoratori che nelle Rsa sono impiegati. Bisogna al più presto abbattere la lista d’attesa di 7.200 persone che hanno richiesto l’ingresso in Rsa (al dato del 9 febbraio 2021, vanno aggiunte ulteriori 2.240 richieste in fase di valutazione) e per farlo occorre attivare i convenzionamenti, non proseguire nel risparmio messo in atto nel 2020 (solo 238 milioni spesi per convenzionamenti, a fronte dei 249 del 2019) e reclutare nuovi infermieri. Solo così si garantirà la sopravvivenza delle Rsa e si potrà impostare un serio piano di riforma di queste strutture, adeguando i parametri assistenziali sanitari e socio-sanitari e aggiornando il modello di cura. Non è tuttavia possibile alcuna azione di riforma in assenza di condizioni soddisfacenti della forza lavoro».

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