Per realizzare il carcere nel sito Acna il percorso non è così semplice

Il sito Acna in pole position per la realizzazione del carcere

VALLE BORMIDA Che fine ha fatto l’ipotesi di realizzare un carcere nel sito ex Acna? Dopo i sopralluoghi di inizio febbraio a Cengio e Cairo Montenotte e qualche fisiologico scambio di opinioni a livello politico, si è tornato a parlare della questione nei giorni scorsi, con l’approvazione quasi unanime (otto voti favorevoli e uno contrario) da parte del Consiglio provinciale di Savona di un ordine del giorno presentato dagli esponenti dell’opposizione Rodolfo Mirri, Massimo Niero e Mattia Fiorini (Pd-Savona uniti per la provincia). Il documento impegna il presidente Pierangelo Olivieri e il Consiglio, «ad attivarsi presso il Ministero competente affinché l’iter per l’individuazione dell’area e la costruzione del carcere in Valbormida giunga alla conclusione nel minor tempo possibile». In pratica, un’esortazione a stringere i tempi per realizzare un’opera di cui si parla da tempo. Qualche settimana prima, anche il Consiglio regionale ligure aveva approvato un ordine del giorno simile, con venti voti favorevoli, tre contrari e due astenuti.

I sopralluoghi dei mesi scorsi avevano fatto capire che in pole position per ospitare la struttura di reclusione ci potesse essere proprio il sito Acna. La soluzione era gradita anche dai sindaci del versante piemontese della Valle Bormida, mentre il garante dei detenuti della nostra regione aveva espresso parecchie perplessità. Leggendo i documenti della Provincia di Savona del 15 gennaio 2010 relativi alla certificazione di avvenuta bonifica dell’area A2 del sito (ossia quella destinata a nuovi insediamenti, che misura circa 28 ettari), il cammino non sembra però così agevole. I futuri utilizzatori dovranno rispettare numerose prescrizioni, anche a lungo termine. In primo luogo l’attuale destinazione d’uso prevista per l’area è di tipo commerciale-industriale. Per poter realizzare un carcere serve quindi una modifica al Piano regolatore. Si tratta di un passaggio tecnico, che il Consiglio comunale può sbrigare senza problemi anche se, in caso di cambio di destinazione d’uso dell’area, stando a quanto abbiamo saputo dai tecnici della Provincia di Savona, si dovrà effettuare una nuova analisi dei rischi.

Le prescrizioni stabilite dalla Provincia prevedono anche che «gli utilizzatori futuri dell’area dovranno approntare e mantenere nel tempo un insieme di misure tali da intercettare almeno il 70% dell’apporto meteorico incidente sull’area, anche attraverso la realizzazione di pavimentazioni». Ossia, chi si insedierà a Cengio dovrà evitare che la maggior parte dell’acqua piovana penetri in un sottosuolo ricco di sostanze inquinanti. I documenti della Provincia precisano poi che, in caso di escavazioni future nell’area, c’è «il divieto di interferire con sottoservizi eventualmente rimasti in loco a seguito degli interventi di bonifica». Qualora, durante i lavori, si intercettino sottoservizi inutilizzati, questi dovranno essere asportati e smaltiti come rifiuti.

Su chi utilizzerà l’area gravano anche due divieti: quello di usare le acque sotterranee e quello di «realizzare volumi interrati destinati a ospitare, anche solo temporaneamente e occasionalmente, esseri umani». Il divieto potrà essere rimosso solo dopo una verifica dell’analisi di rischio. Le prescrizioni riguardano anche gli attuali proprietari del sito, la società Eni rewind, per la quale rimane l’obbligo di mantenere in esercizio per trent’anni il depuratore realizzato nell’area A2 e che tratta le acque provenienti dal sottosuolo.

Oltre al riutilizzo del sito, l’altro punto caldo della vicenda riguarda il risarcimento per il danno ambientale. La causa nei confronti di Eni Syndial (oggi Eni rewind), società proprietaria del sito di Cengio, è stata avviata dall’Avvocatura dello Stato nel 2008. Sull’iter del procedimento è sempre difficile avere notizie di prima mano, dal momento che i soggetti coinvolti sono Ministero dell’ambiente ed Eni, con gli enti locali ridotti a spettatori passivi di una vicenda che li tocca molto da vicino. Nell’ultima udienza, svoltasi nelle scorse settimane al Tribunale di Genova, il giudice ha dato mandato al consulente tecnico d’ufficio di concludere le perizie entro ottobre. Dopo tale data sarà fissata l’udienza di presentazione della consulenza tecnica. La soluzione, quindi, non sembra ancora vicina, anche se dopo ottobre la situazione potrebbe essere un po’ più chiara.

Corrado Olocco

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