Saggezza è sapere cosa fare della propria vita

Saggezza è sapere cosa fare della propria vita
La parabola del giovane ricco, da una miniatura di Cristoforo de Predis, Torino Biblioteca già Reale

PENSIERO PER DOMENICA – XXVIII TEMPO ORDINARIO – 10 OTTOBRE

Al centro delle letture della XXVIII domenica c’è la figura del giovane ricco (Mc 10,17-30), ma la chiave interpretativa della sua vicenda va cercata prima: nella celebrazione della sapienza (Sap 7,7-11) e nelle parole secche della lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (4,12).

Non bastano salute e ricchezza – suprema aspirazione dell’uomo comune – per camminare sicuri nella vita. Non è solo perché si tratta di beni precari, sempre a rischio, ma per un motivo ben più profondo. L’esperienza conferma quanto suggerito dalla sapienza biblica: il mondo è pieno di persone che godono di salute e bellezza, che hanno in abbondanza troni e scettri (un chiaro simbolo di potere e di ricchezza), ma non sanno cosa farne! Sono tristi e talora disperate. Solo chi ha imparato il senso della vita sa godere di tutto ciò che essa ci offre. Il senso della vita, che è il contrassegno della sapienza, ci giunge dalla spiritualità e dalla parola di Dio.

Come raggiungere la sapienza? Già Platone insegnava che la sapienza profonda non è frutto solo dello studio, meno ancora di studio individuale. La strada della sapienza è fatta di riflessione e spiritualità. Ha bisogno di comunione con le persone, di calma e di tempo. Ha bisogno soprattutto di continuità, di esercizio. Solo dedicando un po’ di tempo ogni giorno possiamo imparare ad ascoltarci, a padroneggiare i nostri pensieri e i nostri stati d’animo. Possiamo sintonizzarci con Dio, che ci parla e ci guida. Noi siamo collegati con Dio come siamo potenzialmente collegati con tutto il mondo. Dio è sempre collegato con noi e ci invia i suoi messaggi: la meditazione e il silenzio interiore sono come lo smartphone che ci permette di captarli e di leggerli.

Oltre la sapienza umana c’è la parola di Dio. La novità sconvolgente di questa Parola possiamo vederla in opera nella scena del giovane ricco. Questi aveva tutto dalla vita: era ricco e giusto, rispettoso dei comandamenti fin dalla giovinezza. Era il figlio che ogni genitore sogna! Se si è rivolto a Gesù è perché gli mancava qualcosa, perché avvertiva un vuoto. Gesù lo chiama ad andare oltre la sapienza umana e un comportamento corretto: lo chiama a lasciare tutto per seguirlo. Solo così potrà trovare quella felicità piena di cui sentiva la mancanza. Il giovane se ne va, condannandosi a una vita piatta, forse un po’ triste. Perché la parola di Dio sarà dura e tagliente come un bisturi, ma ha di mira la nostra felicità.

Lidia e Battista Galvagno

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