Alba: sette anni di carcere per la serie di furti in città

Condannato Mounir Samouh: mise a segno colpi tra distributori automatici, attività e abitazioni

Auto dei Carabinieri

di Andrea Olimpi

CRONACA – Si è concluso con una condanna a sette anni di reclusione il procedimento a carico di Mounir Samouh, ritenuto responsabile di una lunga serie di furti e tentati furti commessi tra Alba e il territorio circostante tra il 2024 e il 2025. La sentenza è stata pronunciata negli ultimi giorni di maggio dal Tribunale di Asti.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo era accusato di numerosi episodi che avevano interessato distributori automatici, tabaccherie, esercizi commerciali, aziende e abitazioni private. A ricostruire il quadro investigativo sono stati i carabinieri della Compagnia di Alba comandati dal capitano Giuseppe Santoro, che attraverso immagini di videosorveglianza, testimonianze e attività di indagine sono riusciti a collegare tra loro diversi colpi avvenuti nel territorio albese e in altre zone della provincia.

Determinante per lo sviluppo dell’inchiesta fu l’arresto eseguito il 4 aprile 2025 dai militari del Nucleo Radiomobile della compagnia albese all’interno della casa delle Figlie di San Paolo.
Proprio da quell’intervento, che consentì di identificare e fermare il sospettato, presero avvio ulteriori approfondimenti investigativi che portarono i carabinieri a ricostruire numerosi altri episodi attribuiti all’uomo e a delineare un quadro accusatorio più ampio.

Tra gli episodi contestati figuravano furti ai danni di distributori automatici, esercizi pubblici, attività commerciali, aziende e abitazioni private, oltre ad alcuni tentativi non andati a segno. Le indagini hanno consentito agli investigatori di attribuire a Samouh una lunga serie di colpi che avevano destato preoccupazione tra commercianti e cittadini.

In seguito all’arresto, come previsto dalla normativa, nei confronti di Samouh era stata applicata una misura cautelare. Tale provvedimento, tuttavia, non aveva carattere definitivo ed è successivamente decaduto durante l’iter giudiziario che ha portato alla celebrazione del processo.

La condanna emessa dal Tribunale rappresenta quindi l’esito del procedimento di primo grado. Al momento, però, l’uomo non risulterebbe detenuto e non sarebbe nota la sua attuale presenza sul territorio. La sentenza dovrà seguire il proprio iter giudiziario secondo quanto previsto dalla legge.

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