La borgata divisa tra Asl e Province diverse: quanti guai al Saretto!

La borgata divisa tra Asl e Province diverse: quanti guai al Saretto!

MONTÀ/CISTERNA D’ASTI Frazione Saretto è un gruppo di case in cui abitano poche famiglie. Una piccola borgata come tante, se non fosse per il fatto che è attraversata dall’immaginaria linea di confine tra le province di Cuneo e Asti. Per questo, dieci famiglie del Saretto sono abitanti di Cisterna e quattro di Montà. A complicare il tutto c’è il fatto che l’unica strada che porta alla frazione arriva dal Comune roerino. Quindi, mentre non ci sono problemi per gli abitanti del lato montatese, che possono facilmente raggiungere il proprio Comune di riferimento, i residenti del lato astigiano del Saretto devono percorrere una quindicina di chilometri e attraversare Montà e Canale per raggiungere Cisterna.

Al di là della scomodità, si creano anche problemi burocratici, dalla pulizia della strada alla raccolta dei rifiuti passando per l’assegnazione del medico di base. Molti di questi sono stati superati grazie ad accordi tra le Amministrazioni dei due Comuni, ma altri sono lontani dall’essere risolti. Tra questi c’è l’Asl di competenza, che per i cisternesi è quella di Asti e per i montatesi quella di Alba-Bra. Uno stato di fatto ben evidenziato dalla vicenda che ci ha raccontato la signora Elda Destefanis Quaranta: «Io e mio marito Piero Quaranta ci siamo trasferiti al Saretto, sul lato astigiano, nel 1980. Conoscevamo le problematiche a cui saremmo andati incontro, ma allora eravamo giovani e attrezzati. Col tempo, inoltre, molte si sono risolte. Per esempio il medico della mutua, che dal 2009 ci è stato assegnato a Montà».

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Un’immagine aerea della borgata divisa tra i Comuni di Montà e Cisterna d’Asti.

Continua la signora Elda: «Purtroppo, però, il 16 dicembre mio marito ha avuto un malore e io sono stata costretta a chiamare un’ambulanza d’urgenza. Sono stati momenti terribili. Per prassi il 118 ha fatto partire un mezzo attrezzato da Villanova, che dista quasi 20 chilometri. Dopo mezz’ora di attesa ho ricontattato il 118 supplicando che mandasse l’ambulanza da Canale che dista meno di dieci minuti di viaggio». La signora prosegue il racconto: «Dopo la mia insistenza è arrivata per prima l’ambulanza partita da Canale e gli operatori si sono presi cura di mio marito. Nel frattempo è giunta anche quella da Villanova che ha ricevuto istruzioni dai colleghi canalesi di trasportare mio marito all’ospedale di Verduno, dove era già in cura. Dopo qualche perplessità gli addetti di Villanova hanno accettato ma, non conoscendo la strada, sono stati scortati fino a Canale dall’altra ambulanza e, successivamente, hanno seguito le mie indicazioni fino a Verduno. Siamo arrivati al pronto soccorso quasi due ore e mezza dopo la prima chiamata». Conclude la signora Quaranta: «Trovo inaccettabile e incomprensibile che, in una situazione d’emergenza, non arrivi il soccorritore più vicino, ma si debba seguire una suddivisione per area geografica a scapito della velocità di intervento che, in questi casi, è determinante. La burocrazia non può essere così vincolante. Non auguro a nessuno quello che ho passato».

L’intenzione di Gazzetta, che ha raccolto questo accorato appello, non è di lanciare accuse, ma di evidenziare un problema che, per quanto piccolo e localizzato, può diventare di importanza vitale.

Andrea Audisio

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