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800 milioni di debito e molte incertezze: la crisi Egea spiazza la commissione

Sono vicini agli 800 milioni i debiti di Egea e la procedura di ristrutturazione sta per concludersi: ai fornitori è stato proposto di recuperare appena il 25%

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ALBA «Tecnicamente Egea è fallita, visto il gravissimo stato di insolvenza. E, senza la nuova procedura di composizione negoziata della crisi introdotta dalla legge, sarebbe già in liquidazione». Basterebbero queste due frasi, pronunciate dal commercialista Massimo Feira, coinvolto nell’operazione di salvataggio, a rendere chiara la grave situazione in cui versa l’azienda.

Se ne è parlato questa sera, 22 febbraio, durante la terza commissione consiliare permanente, a cui per Egea hanno partecipato Feira e Giovanni Valotti, che fa parte del nuovo Consiglio di gestione dell’azienda.

Assenti i “volti albesi” di Egea, l’ex amministratore delegato Pierpaolo Carini e il presidente del Consiglio di sorveglianza Giuseppe Rossetto, che ha giustificato la lontanazaa con un precedente impegno.

«In questo momento, il salvataggio di Egea è la più grande operazione di composizione negoziata della crisi in corso in Italia», ha detto Valotti. Per renderse conto, bastano alcuni numeri drammatici, pronunciati per la prima volta in sede pubblica:  valorizzati per 500milioni di euro, oggi i debiti complessivi del gruppo sono saliti a 800 milioni. Molti di più rispetto ai 200 milioni di debiti risultanti dal bilancio 2022. In sintesi, la situazione della multiutility, fino a due anni fa considerata uno dei fiori all’occhiello del territorio, è molto più grave rispetto a quando si pensasse.

I due esperti hanno elencato altri numeri, procedure, dati tecnici che hanno reso l’idea della complessità della procedura in corso. «Proprio perché parliamo di un’azienda già fallita in base ai numeri, oggi l’obiettivo primario è agire nell’interesse dei creditori, oltre a salvaguardare i dipendenti e tutto l’indotto. Perché, se si andasse in liquidazione, tutti perderebbero qualcosa in più», ha aggiunto Valotti.

Chi sono i creditori? In ordine, il fisco, 32 banche, 77 obbligazionisti, oltre a duemila tra fornitori e professionisti. Perché la procedura negoziata della crisi abbia buon esito, è necessario raggiungere l’accordo con il 60 per cento dei creditori di ogni categoria. A ciascun gruppo sono state offerte precise condizioni.

«Con i fornitori, per esempio, abbiamo superato il 60 per cento delle adesioni. Rimangono tensioni tra Iren e le banche. Con gli obbligazionisti, chiariremo la situazione la prossima settimana. Se una singola parte esce dalla partita, salta la composizione e Egea rischia di fallire a tutti gli effetti».

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Da sinistra Massimo Feira e Giovanni Valotti

I tempi stringono: entro il 16 giugno, in base a quanto prevede la legge, la procedura deve chiudersi, ma se entro il 15 marzo non si arriverà all’accordo con tutte le categorie di creditori, allora non si proseguirà comunque.

In tutto questo, c’è Iren, con il quale è in corso una trattativa in esclusiva. «Si sta facendo di tutto per evitare il concordato e la successiva liquidazione. Le premesse ci sono», ha aggiunto Valotti. A proposito di Iren, «dopo una trattativa dura», è disposta a apportare 85milioni di euro di risorse. Se tutto andrà come previsto, si creerà una nuova società, al 50 per cento di Iren e al 50 per cento delle banche, che usciranno quando Iren riscatterà i loro crediti, entro il 2029. Un futuro ancora in forse, allo stato attuale.

«Iren a oggi non ha deliberato l’operazione. Sono in corso ancora grandi discussioni con le banche. Siamo molto avanti, ma basta un solo obbligazionista a bloccare tutto. Parliamo di fili di cristallo», ha precisato Valotti.

Si poteva evitare questo “bagno di sangue”, per citare un’espressione utilizzata dal candidato sindaco del centro-sinistra Alberto Gatto?

Feira è stato chiaro: «Credo che, in base a ciò che ho potuto vedere,  la crisi energetica abbia peggiorato una situazione con problematiche di lunga data». È proprio l’aspetto su cui la Procura di Asti sta valutando la correttezza dei bilanci tra il 2017 e il 2021. «Forse la società aveva i piedi di argilla».

Ulteriori approfondimenti sul numero di Gazzetta d’Alba in edicola martedì 27 febbraio.

Francesca Pinaffo

 

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Leggi qui le tappe precedenti della vicenda Egea

È possibile rivedere l’intera commissione sul canale Youtube della Città di Alba

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