di Marco Fiorini
TORINO – Alberto Tomba, autentica leggenda vivente dello sci e dello sport italiano e mondiale, ha incontrato il pubblico domenica 17 maggio al Salone di Torino, per raccontare il suo libro autobiografico Lo slalom più lungo in un evento che è diventato un viaggio nella memoria dello sport italiano.
Quarantacinque minuti tra aneddoti, battute, emozioni autentiche e ricordi di una carriera irripetibile. Tomba si è presentato esattamente come il pubblico lo ricorda: travolgente, spontaneo, ironico, capace di alternare leggerezza e nostalgia con una naturalezza disarmante.
Fin dalle prime battute il campione bolognese ha raccontato il suo modo unico di vivere la gara. «Tu puoi essere il più forte del mondo ma basta qualcosa che non va per millimetri o millesimi e sei fuori», ha spiegato. Poi il racconto della tensione prima delle discese, dei rituali scaramantici, degli scarponi tenuti al caldo o immersi nella neve a seconda della temperatura, dei dieci minuti finali prima del cancelletto di partenza.
Il pubblico del Salone si è lasciato trascinare in un racconto continuo, quasi teatrale, che ha attraversato le tappe leggendarie della sua carriera: da Calgary 1988 a Lillehammer 1994, fino ai Mondiali di Sierra Nevada del 1996. E proprio su Lillehammer, una delle pagine più amate dagli appassionati, Tomba ha ricordato la straordinaria rimonta dal dodicesimo posto fino all’argento olimpico sfumato per appena 15 centesimi: «Mi portarono quasi in trionfo, sembrava avessi vinto io», ha raccontato.
Non sono mancati gli episodi più divertenti, come la celebre “torta in faccia” dopo l’Olimpiade norvegese: una torta piena di panna scagliata in volto dal suo storico collaboratore Robert Brunner per festeggiare quella rimonta diventata epica.

Nel corso dell’incontro Tomba ha parlato anche del rapporto con la pressione e con la sconfitta.
«Vincere ti carica molto, ma è la sconfitta che ti insegna davvero», ha detto rivolgendosi ai giovani presenti in sala. Un passaggio accolto con particolare attenzione dagli studenti che hanno condotto l’evento, ai quali il campione ha spiegato quanto sia importante rialzarsi dopo le cadute, nello sport come nella vita.
Il campione emiliano ha poi ripercorso anche il lato più umano della sua storia: la famiglia, il padre Franco recentemente scomparso, la madre che attendeva con ansia le sue telefonate dal Giappone o dall’America, i primi anni tra Bologna, Modena e le montagne. «Se non vinco non mi diverto», ha confessato sorridendo, ricordando gli inizi sugli sci insieme al fratello.
Tra nostalgia e comicità, Tomba ha regalato anche uno spaccato di un’epoca diversa dello sport, senza social network e senza smartphone: «Era tutto più leggero» ha raccontato, ricordando le telefonate alla mamma e i lunghi viaggi intorno al mondo.
Particolarmente emozionante anche il passaggio dedicato alle Olimpiadi di Torino 2006 e alla recente esperienza di Milano-Cortina 2026, con il ricordo dell’ingresso nello stadio olimpico da tedoforo davanti a migliaia di persone.
Il pubblico torinese ha seguito ogni parola tra applausi, risate e continui momenti di partecipazione. Alla fine dell’incontro, una lunga fila di fan ha atteso il firma copie, trasformando l’uscita dalla sala in un autentico bagno di folla per quello che, ancora oggi, resta uno dei simboli più amati dello sport italiano.
Perché Alberto Tomba, “Tomba la bomba”, come lo chiamavamo tutti, non è stato soltanto un fuoriclasse dello sci. È stato un fenomeno popolare, capace di entrare nelle case degli italiani e di far appassionare un intero Paese alle sue discese. anche senza sci ai piedi.
