di Matteo Grasso
ALBA – L’undicesima edizione di Circonomia, il festival dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità, si terrà ad Alba da giovedì 21 a sabato 23 maggio. L’iniziativa è promossa da cooperativa Erica, insieme ad Aica e Gmi. Venerdì 22, alle 18, nell’arena Sacerdote del teatro Sociale, il fisico Antonello Pasini, il vicedirettore dell’Huffington post Roberto Giovannini e l’assessore Roberto Cavallo analizzeranno la crisi climatica in un dialogo tra scienza e giornalismo. Pasini ha scritto il libro La sfida climatica, che dà il titolo all’appuntamento e traccia il percorso per un cambiamento radicale del nostro modo di interagire con il mondo. Lo abbiamo intervistato per approfondire il tema.
Quanto è grave la situazione allo stato attuale?
«È in peggioramento: il riscaldamento globale sta accelerando negli ultimi 10 anni. Tra le cause ci sono le nostre emissioni di gas, la deforestazione e l’effetto serra. Questo comporta impatti molto forti su territori, ecosistemi e sull’uomo».
Ha detto spesso che la sfida climatica è soprattutto culturale. Cosa intende?
«Dobbiamo iniziare a pensare di vivere in un mondo interconnesso e quindi complesso. Invece continuiamo a ragionare come se fossimo in un mondo semplice, con la parte rettile e predatoria del cervello. Nella realtà in cui viviamo, una causa non corrisponde a un effetto lineare e confinato, ma esistono lunghe catene di cause ed effetti che si chiudono su di noi: quello che abbiamo prodotto ci si ritorce contro. In tale scenario, ognuno di noi è un nodo di una rete di relazioni che ci lega alla natura e agli altri uomini».
In che modo la mente umana può essere educata a ciò?
«Bisogna mostrare dal punto di vista scientifico e razionale la complessità in cui ci troviamo e il nostro ruolo nel mondo, abbandonando i deliri di onnipotenza. Serve però far parlare l’emisfero razionale con quello emotivo. In ciò, l’arte può essere importante: le contaminazioni tra discipline sono fondamentali».
Quanto pesano le nostre scelte quotidiane rispetto alla necessità di una trasformazione radicale del sistema?
«Non bisogna demonizzare il singolo, perché la colpa è del modello di sviluppo occidentale. Se ci si unisce in gruppo e si fa pressione su politici e Governi con azioni concrete, si può fare molto. Creare comunità serve a evitare due atteggiamenti psicologici deleteri: ignorare il problema e l’ecoansia, la paura del futuro».
Quali sono i passi più importanti da compiere in questo momento?
«Dobbiamo passare a uno sviluppo non basato sui combustibili fossili, fonte energetica di guerra perché creano dipendenza, lobby, sfruttamento e colonialismo. Con le rinnovabili saremmo meno ricattabili, più liberi, pacifici e indipendenti».
Quanto è cruciale la sfida comunicativa?
«Oggi è molto difficile trasmettere trasversalmente i risultati della scienza. Ognuno di noi vive nella propria bolla mediatica, che condiziona il modo in cui si guarda il dato scientifico: se si adatta alla nostra prospettiva lo si accetta, altrimenti, lo si cancella – come sta facendo Trump – o lo si manipola. Il dibattito deve basarsi su un principio di realtà e dati concreti, poi è possibile dividersi sulle soluzioni».
Tutto il programma di Circonomia è QUI.

