L’analisi / C’è chi esagera con l’alcol ma nel bicchiere non esiste una quantità “sicura”. La parola a Ruggero Gatti del SerD

Lo scorso 16 aprile è stato celebrato l'Alcol prevention day, l'occasione per fare il punto sul fenomeno con i dati dell'Asl Cn2

L'analisi / C’è chi esagera ma nel bicchiere non esiste una quantità “sicura”

di Sara Canta

L’ANALISI «Perché bevo? Non saprei dirlo. Forse perché altrimenti la sensazione che ogni sera ho nella pancia farebbe troppo male. È un misto di solitudine, malinconia e rabbia. Per tante cose che nella mia vita non sono andate come avrei voluto». Raffaele è un uomo di 39 anni, fa il meccanico e vive ad Alba con la sua compagna. Racconta di attraversare un momento difficile della sua esistenza: ha vari debiti economici sulle spalle, ha litigato con alcuni membri della sua famiglia, la vita di coppia è conflittuale. L’alcol è per lui un rimedio, una sorta di medicina che tuttavia non agisce sulla radice dei problemi. «Bevo dai cinque ai nove bicchieri di vino ogni giorno. È tanto, lo so. Ogni volta, al risveglio, le cose non fanno che peggiorare», spiega.

Abbiamo raccolto la testimonianza di Raffaele nei giorni dell’Alcohol prevention day, celebrato lo scorso 16 aprile: un momento simbolico all’interno delle giornate di sensibilizzazione previste dal piano regionale di prevenzione della Regione Piemonte. L’iniziativa aveva come obiettivo di incrementare la consapevolezza collettiva sui rischi derivanti dal consumo di alcol, uno dei principali fattori nocivi per la salute.

Il report dell’Asl Cn2

Come spiegato in un report diffuso dall’Asl Cn2 relativo al biennio 2023-2024, non è possibile stabilire una quantità di consumo “sicura”, visto che l’alcol è classificato come agente cancerogeno e pure piccole quantità provocano danni. I dati parlano chiaro: nella popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni il 18 per cento presenta un consumo giudicato “rischioso”, un valore inferiore rispetto alla media regionale del 22 per cento, ma comunque allarmante per la sua entità. Nello specifico, il consumo episodico eccessivo (binge drinking) riguarda l’8,4 per cento degli intervistati, mentre il consumo fuori pasto interessa il 9,6 per cento del campione. Per quanto riguarda la sicurezza stradale, il 4,8 per cento delle persone ha ammesso di aver guidato almeno una volta negli ultimi 30 giorni dopo aver consumato due o più unità alcoliche (Ua) nell’ora precedente, mentre il 3,7 per cento ha dichiarato di essere stato passeggero su un veicolo condotto da una persona in stato di alterazione da alcol.

Infine, l’analisi prende in considerazione la popolazione over 64, per la quale le linee guida fissano il limite di sicurezza a una sola Ua giornaliera. In questo ambito, circa un anziano su quattro nell’Asl Cn2 (pari al 23,9%) è risultato “consumatore a rischio”. Il ricorso massiccio all’alcol può essere frutto di fattori culturali, disagio emotivo o scelta edonistica, emulazione o desiderio di inclusione nel gruppo di pari. In ogni caso, le politiche di prevenzione e sensibilizzazione, e il lavoro collettivo per aumentare il benessere sociale, rappresentano le strade privilegiate per ridurre al minimo il danno di queste sostanze su menti e corpi.​

L’intervista  a Ruggero Gatti

L'INTERVISTA /

Per capire meglio il fenomeno parliamo con Ruggero Gatti, direttore del dipartimento di salute mentale e del servizio dipendenze (SerD) dell’Asl Cn2.

Gatti, qual è la dimensione del fenomeno della dipendenza da alcol sul nostro territorio? È possibile fare una riflessione sul suo andamento nel tempo?

«Dobbiamo distinguere la dipendenza dal consumo problematico di alcol. Entrambe le situazioni producono gravi rischi e danni alla salute. La dipendenza si realizza quando la persona non riesce a rinunciare all’assunzione di alcol per un desiderio irrefrenabile e, nei casi più gravi, manifesta sintomi carenziali in assenza della sostanza. Il fenomeno del “consumo problematico” si realizza laddove la persona ingerisce elevate quantità anche solo in sporadiche occasioni, ma si evidenziano gravi conseguenze legate al comportamento (per esempio aggressioni, risse, incidenti) oppure legate alla salute psico-fisica (come traumi, patologie organiche a carico di fegato, sistema nervoso o altro)».

Queste dinamiche sono influenzate dalla cultura?

«L’approccio culturale all’alcol è cambiato nel corso degli anni. Mentre le persone più mature sono abituate a un consumo quotidiano, in contesti familiari o di socializzazione, i più giovani hanno “perso” la tradizione che vede queste bevande, il vino soprattutto, come elemento “da pasto”. I ragazzi quindi assumono grandi quantità di alcolici, soprattutto superalcolici, in modalità binge (abbuffata), in tempi ristretti, procurandosi un “effetto sballo”. Nel nostro territorio sono presenti entrambe le popolazioni, anche se i dati epidemiologici (vedi il grafico nell’altra pagina) ci dicono che la prevalenza è lievemente inferiore rispetto a quella regionale. Nonostante gli sforzi per sensibilizzare i cittadini sui danni prodotti dall’alcol attraverso le campagne di comunicazione e la presenza di operatori in situazioni di consumo (per esempio gli aperitivi in consolle a Bra) esiste ancora una bassa percezione del rischio e un atteggiamento orientato a minimizzare e normalizzare l’assunzione».

Quali sono le persone che hanno sviluppato una dipendenza da alcol?

«Il fenomeno in passato era prevalentemente maschile, ma si osserva un importante aumento del consumo tra le ragazze che sta progressivamente portando a una parità di genere. Probabilmente nei giovani esiste una maggiore consapevolezza dei rischi conseguenti all’assunzione, grazie alle campagne di prevenzione effettuate da anni. I pazienti in carico al SerD sono circa un terzo dei trattati (circa 300-350 all’anno), numero che ha subito lievi variazioni negli anni. Sono prevalentemente uomini nella fascia di età over 40».

 

 

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