BRA – È stato condannato a sei anni, quattro mesi e venti giorni di carcere dal tribunale per i minorenni di Torino il giovane accusato per la morte del 13enne Abdou Ngom, spinto nel Tanaro e annegato il 22 aprile 2025.
Dopo una camera di consiglio protrattasi per sei ore, la corte presieduta da Maria Grazia Devietti Goggia ha accolto la richiesta di pena così come era stata formulata dal pm Davide Fratta. La contestazione era di omicidio con dolo eventuale.
Il ragazzo, classe 2009, era accusato di aver gettato in acqua l’amico dalla spiaggia dei cristalli di Verduno, dove si era recato quel mattino insieme ad altri due giovani partendo da Bra. Abdou non sapeva nuotare ed era stato inghiottito dalla corrente: il suo corpo, nonostante ripetute ricerche fino all’autunno dello scorso anno, non è mai stato recuperato.
All’origine della tragedia ci sarebbe stato uno screzio su un debito da cinquanta euro non restituito. Una ricostruzione avallata dalle conversazioni in chat fra i tre presenti nei giorni successivi alla morte dell’amico.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello, sostiene invece che si fosse trattato di uno scherzo tra ragazzi finito in disgrazia. L’imputato, un giovane di famiglia marocchina, non ancora diciassettenne e anche lui residente a Bra, si trova in comunità dall’inizio delle indagini.
Figlio di un operaio senegalese dell’Abet, Abdou era il secondo di quattro fratelli e frequentava la scuola media all’istituto Piumatti. Oggi in aula era presente anche suo padre.
Ansa
