di Manuela Zoccola
SULLA A33 – La Procura di Asti ha chiuso l’inchiesta, coordinata dalla Pm Sara Paterno, sull’incidente costato la vita a Matilde Baldi (23 anni) sull’autostrada Asti-Cuneo (A33), la sera dell’11 dicembre scorso. Secondo quanto emerso dalle indagini, la giovane di Montegrosso d’Asti, che viaggiava come passeggera su una Fiat 500 condotta dalla mamma (rimasta ferita), sarebbe stata vittima di una gara a folle velocità (oltre 200 km orari, stando ai rilevatori automatici dell’autostrada) tra due Porsche guidate da due piccoli imprenditori, diretti a una cena ad Alba.
Nelle centinaia di pagine prodotte
Nelle centinaia di pagine prodotte sono riportati i dettagli delle consulenze tecniche e il comportamento dei soggetti coinvolti, in particolare dell’investitore, Franco Vacchina, astigiano di 64 anni, accusato di omicidio stradale che, alla guida della Porsche aveva tamponato violentemente l’utilitaria. Subito dietro, ad alcune decine di metri e a un solo secondo di distacco, l’altra supercar condotta da Davide Bertello, torinese di 47 anni, che avrebbe contribuito al verificarsi dell’incidente partecipando alla gara e al quale è contestata l’omissione di soccorso. Dopo essere riuscito a evitare l’impatto spostandosi dalla corsia di sorpasso a quella di emergenza andando oltre alle due auto coinvolte nello schianto, si sarebbe allontanato dal luogo dell’incidente. A bordo con lui un amico, che aveva organizzato la cena. I due indagati, Vacchina e Bertello, avrebbero improvvisato la folle gara prima in Asti e poi sull’autostrada, fino al momento del tragico schianto, le cui fasi sono state ricostruite dal consulente Roberto Bergantin.
I dettagli emersi
Tra i dettagli emersi, le gomme estive montate sulla Porsche di Vacchina: secondo un testimone, pneumatici da pista, anche se omologati per andare su strada, ma a temperature superiori ai 10 gradi; sull’asfalto umido e bagnato di quella sera era come avere “olio sulle ruote.” Dal canto suo, Vacchina avrebbe detto che stava viaggiando a una velocità moderata e di aver perso il controllo della guida probabilmente a causa del cambio automatico che avrebbe scalato almeno un paio di marce. Gli accertamenti tecnici riferiscono, invece, una velocità elevata e tanti testimoni parlano di gara tra due Porsche in città e in autostrada. Gara che Vacchina, Bertello e l’amico negano.
Agli arresti domiciliari
Nel fascicolo è spiegato, inoltre, perché Vacchina si trovi agli arresti domiciliari: fin dall’inizio, durante i soccorsi, il suo pensiero sarebbe stato di riuscire a portare via l’auto; in seguito, avrebbe tentato di inquinare le prove cercando di avvicinarsi con diverse scuse al mezzo sotto sequestro e avrebbe offerto del denaro a un dipendente dell’autosoccorso per avere accesso alla centralina della macchina. Si attendono ora le prossime fasi dell’iter giudiziario: l’interrogatorio dei due indagati, che avrà luogo solo su loro richiesta, e l’udienza preliminare.

