Piemonte: economia in frenata tra investimenti e lavoro

Bankitalia fotografa il 2026: rallentano industria e costruzioni

Piemonte: economia in frenata tra investimenti e lavoro

ECONOMIA – L’economia piemontese mostra segnali di rallentamento. A evidenziarlo sono le previsioni per il 2026 elaborate sulla base del campione di imprese analizzato dalla Banca d’Italia e presentate nella sede torinese dell’istituto dalle ricercatrici Cristina Fabrizi e Silvia Anna Maria Camussi.

Secondo il quadro delineato, l’industria registra ricavi sostanzialmente stazionari e una riduzione degli investimenti, mentre nei servizi il fatturato si mantiene stabile. Più marcata la frenata nel settore delle costruzioni, dove si prevede una contrazione delle attività.

A confermare la fase di debolezza è anche l’indice Regio-coin, che misura l’andamento dell’economia territoriale.
A marzo 2026 la dinamica di fondo del Prodotto interno lordo regionale è tornata a peggiorare. Inoltre, due imprese piemontesi su tre considerano il rischio geopolitico un elemento rilevante nelle proprie strategie aziendali.

I dati arrivano dopo un 2025 già caratterizzato da una crescita contenuta. Secondo il Rapporto annuale sull’economia del Piemonte, il Pil regionale è aumentato dello 0,4%, un valore leggermente inferiore rispetto alla media italiana e a quella del Nord Italia.
Nello stesso periodo le imprese hanno registrato una diminuzione dei ricavi e una riduzione della quota di aziende in utile nei comparti dell’industria e dei servizi, mentre gli investimenti erano comunque cresciuti.

Tra gli aspetti positivi emerge la capacità innovativa del territorio.
Il Piemonte continua infatti a distinguersi per un’intensità brevettuale superiore alla media nazionale. Un contributo significativo arriva dal settore aerospaziale, che rappresenta l’1,3% del valore aggiunto delle società di capitali regionali, più del doppio rispetto alla media italiana.

Sul fronte occupazionale, invece, si registra un rallentamento della crescita dell’occupazione e un maggiore ricorso alla cassa integrazione. Particolarmente significativo il dato relativo ai Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi di formazione o tirocinio, che hanno raggiunto l’11,4%.

Per il responsabile della sede torinese della Banca d’Italia, Lanfranco Suardo, le priorità per il Piemonte restano l’innovazione e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani. In particolare, secondo Bankitalia, è necessario intervenire sul bacino dei giovani inattivi, considerati una risorsa fondamentale per sostenere la crescita economica e sociale della regione.

Redazione

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