di Beppe Malò
CORSO PIAVE – Credo che sia arrivato il momento di stappare la bottiglia che attende da oltre vent’anni l’inizio della fine dell’orrido di corso Piave. Si tratta del reliquato di una guerra tra vicini di casa che non ha visto né vinti né vincitori, ma ha fatto brutta mostra di sé sotto forma dei resti di un cantiere che il tempo ha trasformato in una inutile bruttura e nel ricettacolo di erbacce e rifiuti. Nel maggio di due anni fa avevo scritto che c’erano segnali incoraggianti, augurando a me stesso e a tutto il quartiere che quelle rovine avrebbero presto lasciato il posto a qualcosa di buono.
Allora, infatti, a seguito dell’intervista con l’ex assessora all’urbanistica Fernanda Abellonio, il nostro settimanale poté dare notizia che la Dimar aveva acquisito l’area e il reliquato con l’intenzione di “dare aria” al corso abbattendo i resti del cantiere per realizzare uno spazio di circa 2mila metri quadrati da adibire a parcheggio. All’epoca l’assessora disse: «Il progetto è quello di demolire la facciata e svuotare completamente la parte retrostante compreso lo spazio occupato dalla precedente falegnameria. Se ne ricaverà un’area dove sarà realizzata una piazzetta, un parcheggio con accesso dal corso e urbanizzazione a verde pubblico. Progettazione e realizzazione saranno totalmente a carico del privato, non ci sarà edificazione in quanto Dimar non sfrutterà la cubatura disponibile e il Comune sarà coinvolto solo per la concessione delle autorizzazioni a operare».
Nel settembre successivo fu il neo assessore Davide Tibaldi, nel corso di una riunione del comitato di quartiere, a confermare i buoni propositi espressi dalla famiglia Revello. Il 15 ottobre 2024 erano state firmate e protocollate tutte le carte che davano il via ai lavori di abbattimento. Ma, inesorabilmente, tutto restava in piedi appena velato da un telo che, semmai, peggiorava la situazione e sommava lo sconforto alla tristezza.
Il 18 giugno 2025, infatti, era stata presentata al Comune una richiesta di permesso di costruire per la realizzazione di un magazzino a uso deposito, probabilmente per il punto vendita Dimar e posta in fase di istruttoria presso gli uffici del settore edilizia privata. Per questo motivo, venne sospesa l’attività del cantiere sino al completamento della nuova istruttoria. Essendo cambiate le condizioni in base alle quali era stata data luce verde al nuovo corso del rudere, la mia bottiglia tornò in cantina con solenne mestizia. Ora, i lavori sono iniziati e la fase di stallo pare conclusa.

