Morrissey ad Asti: piazza in piedi fino all’ultimo accordo

L’ex voce degli Smiths conquista Astimusica con un concerto intenso e senza tempo

Morrissey ad Asti: piazza in piedi fino all’ultimo accordo

di Pierangelo Vacchetto

MUSICANon era un semplice concerto, ma l’incontro con una delle figure più iconiche e controverse della musica britannica degli ultimi quarant’anni. Ieri sera, in piazza Alfieri ad Asti, è andato in scena l’atteso ritorno di Morrissey, storica voce degli The Smiths, capace di trasformare una serata estiva in un rito collettivo fatto di nostalgia, emozione e devozione.

Il pubblico avrebbe dovuto assistere allo spettacolo seduto sulle sedie predisposte davanti al palco, ma è bastato l’ingresso dell’artista perché tutto cambiasse. Alle prime note nessuno è più rimasto seduto: migliaia di persone si sono alzate in piedi e così sono rimaste fino alla fine, accompagnando ogni brano con cori e applausi in una partecipazione continua.

Morrissey è apparso in scena con la consueta eleganza, indossando una camicia rosa che, a metà concerto, ha sostituito con una blu, per poi presentarsi nel finale e nel bis con una maglietta. Poche le parole rivolte al pubblico in italiano, un semplice “Grazie” e un “Amore grande”, ma sufficienti per accendere l’entusiasmo dei fan. Dalle prime file si è infatti levato il coro “Sei bellissimo”. Il cantante si è fermato, ha sorriso e si è lasciato fotografare in posa, ricambiando l’affetto di un pubblico che lo segue da decenni.

La scaletta ha attraversato l’intera carriera dell’artista. L’apertura è stata affidata all’energia di Billy Budd, seguita da I Just Want to See the Boy Happy e da Suedehead, il grande classico del 1988, accolto da un coro impressionante che ha coperto a tratti la voce del cantante. Sono poi arrivati The Youngest Was the Most Loved, una intensa Notre Dame, First of the Gang to Die, mentre spazio è stato riservato anche al nuovo lavoro discografico pubblicato nel marzo 2026con Make Up Is a Lie e Kerching Kerching, accolte con curiosità ma già cantate da molti presenti.

La serata ha alternato momenti di grande energia ad altri più introspettivi. Alma Matters, Life Is a Pigsty, intensa e avvolgente, e l’immancabile Everyday Is Like Sunday hanno riportato il concerto sulle atmosfere che hanno reso Morrissey uno degli autori più raffinati del pop inglese.

Non potevano mancare le pagine dedicate agli Smiths. Shoplifters of the World Unite ha fatto esplodere la piazza prima di lasciare spazio a brani della carriera solista come Irish Blood, English Heart e Jack the Ripper, eseguita in un’atmosfera quasi irreale, con il palco immerso in un fitto fumo rosso mentre due grandi mani bianche dominavano la scenografia, trasformando la piazza in un teatro visionario.

Il momento più emozionante è arrivato però nel finale. Per il bis Morrissey è tornato sul palco indossando una maglietta e, durante There Is a Light That Never Goes Out, uno dei capolavori assoluti degli Smiths, ha ripetuto un gesto che accompagna da anni i suoi concerti: ha appoggiato sul capo i gladioli formando una sorta di aureola, per poi lanciarli al pubblico insieme alla maglietta. Un’immagine simbolica che ha chiuso una serata intensa, in cui Asti ha accolto uno degli ultimi grandi protagonisti della storia del rock britannico.

Un concerto senza effetti speciali ridondanti, costruito sulla forza delle canzoni e sul carisma di un artista che continua a dividere per le sue posizioni ma che, quando sale sul palco, riesce ancora a creare un legame profondo con il suo pubblico. E mentre le ultime note di There Is a Light That Never Goes Out si spegnevano nella notte astigiana e su Astimusica 2026, la sensazione era quella di aver assistito non soltanto a un concerto, ma a una celebrazione di un repertorio che continua a parlare a generazioni diverse, mantenendo intatta la sua forza emotiva.

foto ©Vincenzo Nicolello

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