Franco Mussida: «Don Antonio Mazzi vive nelle sue intenzioni»

Il fondatore della PFM ricorda trent'anni di musica, educazione e amicizia con Exodus

Franco Mussida: «Don Antonio Mazzi vive nelle sue intenzioni»

CRONACA – Un legame nato da un’idea semplice e diventato, negli anni, un percorso di crescita condivisa attraverso la musica. È il ricordo che Franco Mussida dedica a don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, scomparso nei giorni scorsi.

Storico fondatore della Premiata Forneria Marconi (PFM), compositore e ideatore del CPM Music Institute di Milano, Mussida ha dedicato una parte importante della propria attività alla musica come strumento educativo e di recupero sociale, portando per anni laboratori musicali nelle carceri e nelle comunità.

Nel suo messaggio ripercorre l’inizio della collaborazione con don Mazzi, nata nel 1996, quando bussò alla porta della comunità Exodus del Parco Lambro con l’idea di trasferire ai ragazzi della struttura il lavoro musicale che già svolgeva con i detenuti tossicodipendenti del carcere di San Vittore.

«Il Don aprì la porta del suo ufficio e mi accolse con simpatia. Gli spiegai brevemente il mio proposito e lui, sorridendo, con quei suoi occhi chiari e diretti, non ebbe esitazioni: “Facciamolo!”».

Da quell’incontro prese il via un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo nella storia di Exodus. La musica entrò nella vita quotidiana della comunità, in particolare nelle sedi della Cascina e dell’Elba, con la nascita di laboratori corali aperti a tutti, anche a chi non aveva particolari capacità canore. Vennero inoltre formati gli educatori e coinvolti importanti protagonisti della musica italiana, tra cui Fabrizio De André.

Tra i progetti più significativi nacque l’inno dedicato ai ragazzi di Exodus, “L’Aquila Reale”, e successivamente la “Sinfonia Popolare per 1000 chitarre”, un’imponente orchestra collettiva accompagnata dal coro che, per quegli anni, rappresentò un’iniziativa senza precedenti.

L’esperienza venne proposta in sei edizioni: la prima a Verona, tre in piazza Duomo a Milano, una a Napoli e l’ultima all’Idroscalo, coinvolgendo migliaia di persone di ogni età unite dalla passione per la musica e dal desiderio di condivisione.

Nel suo ricordo, Mussida tratteggia anche il profilo umano di don Mazzi.

«Porto nel cuore l’immagine di un uomo che sapeva indignarsi, che sapeva sfidare con coraggio non solo gli esempi nefasti di quello che chiamiamo progresso, ma anche certe idee troppo conservative del mondo cattolico».

Il musicista ricorda inoltre le celebrazioni del sacerdote, «spesso una sorpresa», sia per i contenuti delle sue omelie sia per i modi originali con cui distribuiva l’Eucarestia.

Un pensiero particolare è rivolto all’impegno di don Mazzi nei confronti dei giovani: «Lo ricordo come una persona che voleva difendere la libertà dei ragazzi dall’illusione del mercato dei “Meta Desideri”, che, come parassiti, contaminano l’anima dei giovani, distruggendo con stupefacenti e inconcrete illusioni la loro sfera etica».

Il messaggio si conclude con un ideale passaggio di testimone a chi oggi prosegue il cammino di Exodus.

«Ora tocca a chi ha ereditato il suo pensiero. A loro va il mio augurio: se posso essere utile, ci sono».

Infine, il saluto più personale all’amico di una vita: «A rivederci in un’altra dimensione, Don Antonio. Non vedrò più il tuo sorriso, ma le tue intenzioni potenti. Quelle, un giorno, spero di poterle risentire».

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