Abitare il piemontese / La parola della settimana è Cocàla

Significa: galla di quercia, gallozza degli alberi, nodo di nastro, bazzecola

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi 

ABITARE IL PIEMONTESE – Piccole parole che sembrano insignificanti racchiudono un universo e Cocàla (pronunciata cucàla) è una di queste. Nel piemontese indica anzitutto la galla della quercia, quella curiosa escrescenza tondeggiante che compare sui rami a fine estate, ma anche la gallozza di altri alberi e perfino un nodo a farfalla realizzato con un nastro. Nel Canavese, invece, la stessa parola indica la pigna. Da non confondere con cochèt, il bozzolo del baco da seta, cocàla ha assunto anche un significato figurato. Nel linguaggio popolare, infatti, cocàle e cocalin indicano i testicoli, per evidente analogia di forma.

Dire che qualcuno ha prodotto delle cocàle, significa che non ha concluso nulla di rilevante, che il risultato è stato di scarso valore, poco più che bazzecole. Spesso compare accanto a un altro termine curioso del piemontese, ciapòtërle, la bacca rossastra del biancospino, rafforzando l’idea di qualcosa d’inconsistente. Martlesse ‘ȓ cocale significa letteralmente martellarsi le… cocàle. È l’immagine di chi si infligge inutili sofferenze, tormentandosi oltre misura o lasciandosi sopraffare da un perfezionismo che diventa autolesionismo.

La parola richiama anche uno dei personaggi più celebri del teatro piemontese: Don Cocàla, protagonista dell’esilarante predica di Carlo Artuffo e resa immortale da Gipo Farassino. La sua stessa pronuncia suggerisce un irresistibile gioco di parole: don che cala, oppure don, cali!, quasi un invito a scendere dal pulpito per confrontarsi con la realtà. Per noi, la predica di don Cocàla rappresenta anche un ricordo speciale: fu una delle prime esperienze teatrali in piemontese, durante il laboratorio scolastico dell’Istituto Einaudi di Alba.

Dal punto di vista etimologico, cocàla rimanda al vocabolo gala. Il Repertorio etimologico piemontese riconduce questa famiglia di parole al latino gallam (noce di galla), con influenze del francese galet e di un’antica radice celtica. Anche una semplice cocàla custodisce una storia che attraversa secoli di lingua e cultura popolare piemontese.

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