Neive: commemorazione al Saccello di Canova

A ottantadue anni dallo scontro sulla collina Canova, Neive rinnova il ricordo dei quattro partigiani caduti e di tutti coloro che pagarono con la vita la lotta per la libertà

Neive: commemorazione al Saccello di Canova

di Silvana Fenocchio

NEIVE – Il 16 agosto del 1944, sulla collina Canova, quattro partigiani persero la vita durante uno scontro a fuoco e, un anno dopo, Giovanni Voghera vicino alla sua cascina fece costruire il Saccello, a ricordo del nipote anche lui morto, durante la Resistenza. Anche quest’anno, ieri, domenica 16 agosto, la comunità insieme alle autorità locali si è riunita per ricordare il sacrificio di tutti i partigiani neivesi e dei paesi vicini, con una cerimonia al Saccello di località Canova, divenuto luogo simbolo della memoria.

«Manifestazioni come questa non sono semplici cerimonie formali, ma tappe fondamentali per la nostra coscienza civile. Ricordare le barbarie del passato è un dovere preciso. Solo guardando in faccia l’orrore di ciò che è stato possiamo costruire barriere solide contro l’indifferenza. La memoria del sacrificio dei nostri partigiani dev’essere un monito quotidiano e perenne per le nostre condotte future: la libertà, la democrazia e il rispetto della dignità umana si difendono ogni giorno, con le nostre scelte, la nostra coerenza e il nostro impegno comune», spiega il sindaco di Neive, Paolo Piccinelli.

Aggiunge il primo cittadino: «Giovani ragazzi che, con il loro gesto, nello scontro a fuoco, hanno creato uno scudo, sbarrando il passo alle truppe nazifasciste. Con la loro resistenza pagarono il prezzo più alto, riuscendo a evitare imminenti e massici rastrellamenti nella zona e, grazie al loro coraggio, le comunità locali e le famiglie di Neive vennero salvate dalle violenze cieche, dai saccheggi e dalle deportazioni che in quel periodo insanguinavano il territorio».

Conclude Piccinelli: «Ancora oggi troppo spesso e con estrema leggerezza, viene utilizzata la parola “rastrellamento”. Sentirla pronunciare in ambiti estranei alla tragedia genera una profonda ferita collettiva. Il vero rastrellamento è stato terrore, violenza sistematica, strappo violento dalle proprie case e morte. Custodire il ricordo dei quattro ragazzi della Canova significa prima di tutto rispettare la storia, partendo proprio dal peso millimetrico delle parole che usiamo per raccontarla».

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