Palio di Asti, Emanuele Filiberto accende la polemica politica

L’invito del Rione Santa Caterina divide il fronte progressista e scatena la reazione del centrodestra. Il principe: «Sarò un semplice ospite, legato al ricordo dei miei nonni»

Palio di Asti, Emanuele Filiberto accende la polemica politica

di Paolo Cavaglià

ASTI si prepara al Palio del 6 settembre in piazza Alfieri, ma a infiammare il clima della vigilia non sono soltanto cavalli e fantini. Al centro del dibattito è finito l’arrivo in città di Emanuele Filiberto di Savoia, invitato dal Rione Santa Caterina per assistere alla corsa. La scelta ha provocato una vera e propria contrapposizione politica. A sollevare per prima la questione è stata l’Anpi provinciale, con una lettera sottoscritta anche da Pd, M5S, Cgil, Uil e Acli. Nel documento si rivendica il valore del palio come patrimonio dell’intera comunità astigiana e si contesta l’opportunità della presenza di un esponente di casa Savoia in una terra insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza. La presa di posizione richiama le responsabilità storiche della monarchia, dal rapporto con il fascismo alle leggi razziali del 1938, fino all’abbandono dell’Italia dopo l’8 settembre 1943. «Non è una questione che riguarda la persona, ma il ruolo storico della dinastia», sostengono i firmatari.

Il Rione Santa Caterina ha però difeso la propria scelta, spiegando che l’invito si inserisce nel tema del corteo storico dedicato all’Ordine del Collare, istituito nel 1362. Un legame con la storia sabauda che, secondo il Rione, rende naturale la presenza del principe. Lo stesso Emanuele Filiberto ha scelto di intervenire direttamente nella discussione, precisando il carattere esclusivamente personale della sua partecipazione. «Non si tratta di una presenza istituzionale, bensì di un gesto privato e affettivo», ha spiegato, ricordando che nel 1931 i suoi nonni, Umberto II e Maria José, presero parte al Palio di Asti. «Sarà per me un piacere condividere, da semplice ospite, l’entusiasmo di una festa che appartiene a tutti gli astigiani».

La polemica ha così attraversato gli schieramenti. Il deputato di Fratelli d’Italia, Marcello Coppo, ha liquidato la vicenda con ironia: «Il Palio è qualcosa che tocca l’anima della città. La politica non c’entra assolutamente niente». Sulla stessa linea Michele Iannotta di Futuro Nazionale, secondo cui richiamare ancora una volta il fascismo per contestare una presenza al Palio significherebbe «strumentalizzare un evento festivo». Ma la sorpresa è arrivata proprio dal fronte progressista. La consigliera Vittoria Briccarello di UnitiSiPuò, gruppo vicino ad Avs, ha infatti smentito l’adesione alla lettera dell’Anpi, spiegando che la firma del gruppo sarebbe stata apposta erroneamente. «Riteniamo che la polemica sollevata sia inutile e sterile», ha dichiarato, prendendo le distanze sia dai contenuti sia dalle modalità con cui il documento è stato diffuso.

A rendere ancora più articolato il dibattito è intervenuto anche il Circolo Numismatico Langhe, Monferrato, Roero e Astesana, che ha espresso il proprio sostegno alla partecipazione di Emanuele Filiberto, richiamando i legami storici tra la dinastia sabauda, l’antica zecca e la contea. Così, a poche settimane dal Palio, la corsa di piazza Alfieri si ritrova già al centro di un confronto che va ben oltre la pista. Tra memoria storica, tradizione e politica, il dibattito è ormai aperto.

 

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