Calcio: Alba e Langhe al centro dello sviluppo territoriale giovanile

Calcio: Alba e Langhe al centro dello sviluppo territoriale

CALCIO GIOVANILE Non più soltanto centri federali, ma un lavoro diffuso, itinerante e costruito direttamente dentro le società. È questa la direzione imboccata dal Settore giovanile e scolastico della Figc Piemonte-Valle d’Aosta, che ha chiuso la passata la stagione con un bilancio definito «molto positivo» dal coordinatore regionale Luciano Loparco. Tra i territori maggiormente coinvolti continua a esserci anche l’Albese, dove il progetto di sviluppo territoriale ha trovato negli ultimi anni una rete di società particolarmente attive. Un lavoro che oggi si sta progressivamente spostando da una logica centralizzata a una presenza più capillare sui campi, a contatto diretto con tecnici, dirigenti e giovani calciatori.

«I punti più importanti sono stati il coinvolgimento delle società nell’attività di sviluppo territoriale e la possibilità di portare direttamente sul territorio l’Evolution program», spiega Loparco. Sono state 56 le società coinvolte in Piemonte e Valle d’Aosta, all’interno di un percorso che ha puntato soprattutto sulla formazione e sul supporto tecnico gratuito alle realtà sportive. Tra le novità più significative della stagione c’è stata la sperimentazione dello stage di formazione territoriale, sorta di centro federale itinerante sviluppato attraverso incontri distribuiti nelle diverse aree regionali. Un modello pensato per avvicinare ancora di più il lavoro federale alle società. «Abbiamo coinvolto ogni volta cinquanta o sessanta giocatori delle varie zone dando anche ai tecnici la possibilità di toccare con mano cosa sia realmente l’Evolution program»,  racconta Loparco.

Nel Cuneese e nell’area delle Langhe il lavoro si è concentrato soprattutto sul rapporto diretto con le società. Tra le collaborazioni più consolidate viene indicata quella con l’Area calcio Alba Roero, considerata una delle realtà più attive nel percorso di sviluppo territoriale. Aggiunge Loparco: «Quest’anno abbiamo scelto di dare particolare attenzione alle società di primo e secondo livello, non tanto a quelle già più strutturate. Pensiamo che sostenere le realtà meno blasonate possa generare ancora maggiore crescita».

Parallelamente è proseguito anche il lavoro su calcio femminile, futsal, calcio integrato e inclusione sociale, con progetti rivolti anche ai ragazzi ospitati nei centri Sai (Sistema di accoglienza e integrazione). Accanto agli aspetti tecnici, resta però centrale una questione che il coordinatore regionale definisce prioritaria: il rapporto con le famiglie e il comportamento sugli spalti. «Il problema dei genitori esiste e va affrontato. Non bisogna escluderli dal sistema calcio, ma aiutarli a comprenderne i ruoli e le dinamiche. Ognuno deve rispettare il proprio ruolo». Un tema che negli ultimi mesi è tornato spesso al centro del dibattito sportivo, soprattutto dopo alcuni episodi verificatisi durante le gare giovanili.

Conclude Loparco:  «Come Federazione possiamo intervenire solo sui tesserati, ma possiamo aiutare le società a lavorare anche su questo fronte, partecipando agli incontri e mettendo a disposizione strumenti formativi».

r.r.

 

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