IL CASO In Langhe e Roero da 300 a 1.500 affitti turistici in soli sei anni

Il tema è stato affrontato lunedì scorso, al castello di Grinzane, durante un incontro organizzato dall'Associazione commercianti albesi

IL CASO In Langhe e Roero da 300 a 1.500 affitti turistici in soli sei anni 9

di Maria Delfino

Fotoservizio di Pierangelo Vacchetto

ALBA«I costi di un appartamento, in affitto o in vendita, sono alle stelle. Io e la mia compagna cerchiamo un trilocale da mesi, ma è impossibile ad Alba trovare qualcosa a meno di 700 euro. Non ce lo possiamo permettere». Roberto è un operaio e racconta così il proprio disagio. L’aumento dei prezzi del mercato immobiliare è la conseguenza di molteplici fattori: uno dei principali è il turismo e il correlato incremento di alloggi destinati ai cosiddetti affitti brevi, basti pensare alla piattaforma Airbnb. Ciò che rimane sul mercato per le tradizionali locazioni, diventa sempre più caro.

Il tema è stato affrontato il 14 settembre, al castello di Grinzane Cavour, nell’ambito di un convegno organizzato dall’Associazione commercianti albesi, in particolare dal gruppo dei ristoratori e degli albergatori aderenti, i più coinvolti dall’argomento. Oltre al direttore generale di Federalberghi nazionale, sono intervenuti anche il presidente di Visit Piemonte Silvio Carletto e Cristina Bergonzo, responsabile dell’Osservatorio turistico. Non sono mancati approfondimenti su realtà come Firenze e Bilbao, che conoscono bene il problema e che hanno cercato di trovare possibili soluzioni.

Ma vediamo i dati a livello locale. Alba è il Comune della provincia di Cuneo con il maggior numero di annunci su Airbnb: 343 nella rilevazione della prima settimana di agosto 2026, su un totale provinciale di 4.199. In Italia, gli annunci erano quasi 572mila. I numeri derivano dalle elaborazioni della società Incipit consulting e sono stati comunicati a Gazzetta d’Alba da Federalberghi.

I numeri

Tornando al contesto provinciale, nella classifica dei Comuni con maggior numero di annunci di affitti brevi, dopo Alba, figurano Cuneo, con 199 annunci, e due destinazioni montane, Frabosa Sottana e Limone Piemonte, rispettivamente con 187 e 157. L’offerta interessa anche gli altri Comuni delle Langhe: La Morra conta 150 annunci e Monforte d’Alba 125. Seguono Bra con 84, Dogliani con 69, Barolo con 68, Cherasco con 54, Neive con 51 e Novello con 49.

Come tipologia di alloggi, nel Cuneese 3.481 annunci riguardano appartamenti interi, pari all’83% del totale. Si tratta di alloggi offerti a uso esclusivo degli ospiti. Sono invece 2.580 gli annunci relativi a soluzioni disponibili per oltre sei mesi all’anno: il 61,4%, contro il 57,6% di media nazionale. Questo dato indica l’impatto del mercato degli affitti brevi: se le case sono vincolate all’uso turistico per gran parte dell’anno, significa che sempre meno spazi sono disponibili per chi vive sul territorio in pianta stabile.

Un altro elemento riguarda chi gestisce l’offerta. Sempre nella Granda, il 61% degli annunci sono pubblicati da host (come vengono chiamati i locatori) a cui sono intestati più alloggi. La media italiana è del 67,5%. Insomma, crescono gli imprenditori dell’immobiliare in chiave turistica.

Inoltre, nella rilevazione provinciale risultano più di 500 annunci privi di Cin, il Codice identificativo nazionale che consente di monitorare le strutture e limitare il numero di violazioni. Per legge, oggi è obbligatorio per tutte le strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere, dai classici hotel alle locazioni turistiche.

Una rete ancora più estesa

E se questi dati riguardano gli annunci su Airbnb, la rete è ancora più estesa se si amplia lo sguardo a tutte le piattaforme. Ne parla il direttore dell’Aca, Fabrizio Pace: «Se prendiamo come riferimento il 2019, primo anno in cui le locazioni turistiche sono state rilevate in modo sistematico, nel territorio di Langhe e Roero si contavano poco meno di 300 strutture, per circa 1.300 posti letto. A distanza di pochi anni, i dati del 2025 hanno superato le 1.500 unità, con oltre 7mila posti letto».

Pace conclude: «Anche le strutture tradizionali hanno registrato uno sviluppo interessante, stimolato dalla crescita degli arrivi e delle presenze; le locazioni si sono inserite in questa dinamica. Questo andamento evidenzia come il fenomeno sia in evoluzione e richieda quindi una maggiore attenzione in termini di regolazione e gestione».

Nucara (Federalberghi): «Per strutture analoghe, servono regole uguali»

Parliamo con Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, intervenuto nel convegno sugli affitti brevi che si è tenuto al castello di Grinzane Cavour.

Quante sono le strutture ricettive in Italia e nel nostro Piemonte, Nucara?

«A livello nazionale i Cin (codici identificativi) finora rilasciati sono circa 668mila, oltre 28mila in Piemonte e più di 5mila nella provincia di Cuneo. Il dato comprende strutture ricettive e alloggi anche fuori dalla piattaforma Airbnb, i cui numeri rappresentano solo una parte di questo settore».

Da dove bisogna partire per regolamentare meglio gli affitti brevi?

«Da un principio semplice: stesso mercato, stesse regole. Negli ultimi anni sono state introdotte alcune disposizioni: la strada è positiva, ma bisogna continuare a percorrerla. Non ci convince la narrazione secondo cui gli affitti brevi avrebbero una particolarità tale da giustificare un trattamento diverso rispetto alle altre forme di accoglienza. Immaginiamo due palazzi vicini, con lo stesso numero di camere e posti letto e un servizio analogo: in uno c’è un portiere alberghiero, nell’altro un portiere di palazzo. Non possiamo chiamare il primo albergo e il secondo affitto breve e, soltanto per questo, applicare regole diverse».

Su quali aspetti chiedete una maggiore parità?

«Sulla sicurezza antincendio, sulle condizioni sanitarie, sulle tasse e sul lavoro. La sicurezza delle persone deve essere tutelata allo stesso modo, indipendentemente dal nome dell’alloggio. Sul fronte fiscale alcuni interventi hanno consentito di intercettare una parte dei flussi, ma la parità è ancora lontana. Lo stesso vale per il personale: chi svolge un’attività economica deve rispettare le regole e pagare chi vi opera come le altre imprese».

Qual è il problema che vede sul fronte dell’occupazione?

«Intorno agli appartamenti turistici c’è un lavoro che non possiamo ignorare: qualcuno deve rassettare le camere, pulire, accogliere i clienti e gestire gli alloggi. Ci sono soggetti che amministrano centinaia di appartamenti: è evidente che non possono fare tutto da soli. La domanda è dove emerga questo lavoro, come venga rilevato e con quali condizioni venga svolto. Non basta contare gli annunci: bisogna guardare anche all’organizzazione che permette a quell’offerta di poter funzionare».

Lei ha richiamato anche il tema del riconoscimento degli ospiti: perché?

«Perché riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico. Bisogna verificare che chi entra nell’alloggio sia la persona a cui appartengono i documenti presentati. Il semplice invio di una carta d’identità tramite WhatsApp non offre questa garanzia. Lo stesso problema si pone con le cassette portachiavi, i cosiddetti “lucchettoni”: consegnare un codice non equivale a riconoscere un ospite. La tecnologia deve consentire una verifica dell’identità, non aggirarla».

Alcuni cambiamenti sono in arrivo dall’Europa.

«Sì, per esempio sul tema dell’accessibilità della casa e della possibilità di porre limiti alle locazioni brevi nei territori in cui il mercato abitativo è sotto pressione. Quando acquistare o affittare un alloggio diventa fuori dalla portata di chi vive e lavora in una località, occorre intervenire».

Come si traduce questa esigenza in un territorio come Alba, Langhe e Roero?

«Spesso di parla di overtourism, ma è un termine che non ci piace. Non pensiamo che i turisti siano troppi e c’è spazio per accoglierne ancora. In alcune località e in alcuni periodi, però, si verificano situazioni di sovraffollamento che vanno gestite. Il problema delle case è diverso dalla presenza di persone per le vie: riguarda gli immobili che vengono sottratti alla disponibilità dei residenti per essere destinati agli affitti brevi».

Chi subisce le conseguenze di questa trasformazione?

«Le famiglie del luogo che cercano un’abitazione, i lavoratori, compresi quelli del turismo, e gli studenti universitari. Una località è accogliente per i visitatori soltanto se riesce a esserlo anche per i residenti. Altrimenti si crea un cortocircuito: il visitatore smette di essere percepito come una fonte di ricchezza e comincia a essere vissuto come un fastidio. L’esempio di Barcellona mostra quanto possa diventare conflittuale questo rapporto. Quando si arriva a quel punto, servono correttivi».

Affittare una casa può però rappresentare un’integrazione al reddito familiare.

«Sono situazioni diverse, che vanno considerate per quello che sono. Chi possiede quattro appartamenti e li mette su Airbnb, non può essere considerato come una persona in difficoltà economica. Quando c’è un’organizzazione che gestisce più alloggi, siamo di fronte a un’attività economica a tutti gli effetti».  s.c.

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