CORTEMILIA Quando, a Cortemilia, si parla di un inceneritore in un salone gremito, di solito la questione è seria. E la presenza di molti amministratori, associazioni e cittadini all’incontro organizzato dal coordinamento No inceneritore in Valle Bormida ha confermato l’interesse della zona nei confronti della vicenda.
«La valle ha avuto una storia difficile. Vogliamo farla crescere e conoscere per altre ragioni. Non dev’essere il luogo che altri scelgono per risolvere i loro problemi», ha dichiarato il sindaco Marco Zunino aprendo la serata, mentre il suo predecessore Roberto Bodrito, incaricato dalla Provincia di seguire la questione, dopo aver ripercorso le varie tappe della vicenda ha ribadito: «Il nostro è un no a prescindere dagli aspetti tecnici, che pure sono fondamentali. È difficile pensare allo sviluppo della valle in questo modo».
Uno dei nodi più complessi è quello territoriale e amministrativo. Accadeva già con l’Acna, che produceva in Liguria e inquinava in Piemonte. In questo caso potrebbe accadere qualcosa di simile, con l’impianto che smaltirà rifiuti prodotti (soprattutto) a Genova e il marìn che porterà i fumi verso le Langhe. Il concetto è stato evidenziato dal presidente della Provincia Luca Robaldo («È difficile intervenire sulle decisioni di un’altra Regione»), che ha annunciato, per il Consiglio del 24 settembre, l’approvazione della delibera contro l’inceneritore già adottata dai Comuni della Valle, dalle Unioni montane e dall’Unione dei paesi del Barolo. L’obiettivo è di arrivare a coinvolgere nella mobilitazione cento Comuni e, magari, anche la Regione Piemonte, che finora, come è stato evidenziato durante la serata, non ha ancora preso posizione in modo ufficiale.

Sugli aspetti tecnici e procedurali è intervenuto Renato Galliano (presidente dell’osservatorio La prima Langa), ricordando che, sul tavolo della Regione Liguria, sono arrivate sei proposte per realizzare l’impianto, cinque delle quali relative ai siti valbormidesi di Cairo Montenotte e Cengio (l’ex Acna). L’inceneritore, ha ricordato Galliano, dovrebbe trattare 330mila tonnellate di rifiuti all’anno e sarà realizzato attraverso la formula del project financing con gli utili che finiranno alla ditta, senza benefici per il territorio e gli enti locali. L’impianto dovrebbe funzionare per 25-30 anni e, se aumenterà la percentuale di raccolta differenziata (e quindi diminuirà la quantità di rifiuti da smaltire), potrebbe trattare anche scarti industriali e ospedalieri.
Galliano ha anche precisato che la delibera regionale prevede l’assenso del Comune ospitante ma, se l’impianto sarà ritenuto strategico, si potrà ricorrere all’esproprio delle aree. E a questo proposito è utile ricordare, come abbiamo già scritto nei mesi scorsi, che Eni Rewind (proprietaria del sito ex Acna), ha ribadito di essere disponibile a cedere l’area all’operatore scelto per realizzare l’impianto.
La serata ha visto anche l’intervento del professor Hans Moebius sulle conseguenze che l’impianto avrà sulla salute, ma l’intervento forse dal maggior valore simbolico è stato quello di Massimo Marazzo, capogruppo di opposizione a Cengio: «Oggi c’è più unione, con un’idea di valle che va oltre il confine amministrativo. È fondamentale la pressione del Piemonte sulla Liguria. Fatevi sentire».
Corrado Olocco
