L’APPELLO – Alcune iniziative come “Ripartiamo dalla piazza” un pomeriggio di confronto previsto per sabato 26 settembre in piazza Ferrero o il mercatino Valelapena di domenica 4 ottobre sono iniziative utili ad accendere un faro sul Montalto.
Tra chi non ha mai abbassato la guardia c’è Azione che, dopo la risposta del Ministro della giustizia Carlo Nordio all’interrogazione dei deputati Fabrizio Benzoni e Daniela Ruffino, torna a parlare della situazione albese. Secondo quando riferito, il ministro aveva dato indicazioni precise: conclusione e attivazione della nuova cucina detenuti entro fine aprile 2026, consegna dei lavori sulle coperture della caserma agenti e degli uffici della direzione a inizio maggio 2026, attivazione del nuovo impianto telefonico interno a maggio 2026 e, testualmente, «piena e completa fruibilità» dei locali oggetto di intervento «verosimilmente nel mese di maggio 2026».
«Avevamo chiesto un orizzonte temporale certo e ci aveva risposto con una data, passata da quattro mesi», dichiarano gli onorevoli Benzoni e Ruffino. «Non contestiamo la complessità di un cantiere su fabbricati degli anni ’80, ma il fatto che da dieci anni ogni scadenza annunciata venga sistematicamente superata. Ottobre 2025, dicembre 2025, maggio 2026: tre termini, tre slittamenti».

Il problema non è albese, ma italiano, come ricorda il segretario provinciale di Azione Cuneo Giacomo Prandi: «Mentre il sistema penitenziario soffoca per il sovraffollamento, un istituto come il Montalto resta parzialmente inutilizzato per un decennio. Ogni posto detentivo non disponibile ad Alba è pressione che si scarica altrove».
Investire in politiche per migliorare il sistema penitenziario significa combattere la recidiva, senza dimenticare la condizione di chi in quell’istituto lavora ogni giorno: agenti della Polizia penitenziaria, personale amministrativo, educatori e operatori che da anni lavorano in una struttura-cantiere, con spazi provvisori e impianti in transizione. «Non si può chiedere a queste persone di garantire sicurezza e trattamento lavorando dentro un perenne stato di eccezione», proseguono Benzoni, Ruffino e Prandi. «La sicurezza di chi lavora in carcere e la dignità di chi vi è detenuto sono due facce dello stesso problema: entrambe dipendono da strutture che funzionino», aggiungono.
Azione continuerà il monitoraggio sulla struttura e intanto chiede «un atto formale che indichi termini, responsabilità e stato di avanzamento. Alba aspetta da dieci anni: merita risposte, non rassicurazioni».
e.r.
