di Francesca Pinaffo
ALBA – Come sarà la stagione 2026 della cerca del tartufo? L’avvio ufficiale, da calendario regionale, sarà ufficialmente questa notte, allo scoccare della mezzanotte del 1° ottobre. I trifolao sono pronti con i loro cani a scendere nei boschi, ma è difficile avere aspettative rosee, alla luce del caldo anomalo e soprattutto della carenza prolungata di piogge.
Siamo stati nei boschi con Carlo Marenda, trifolao e una delle anime del progetto ambientalista Save the truffle, e con il suo cane Tato. Il terreno è secco e scricchiola sotto i piedi. Per essere settembre le temperature sono elevate e soprattutto non piove da troppo tempo.
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«Nonostante un inverno e una primavera ricca di precipitazioni piovose, il prolungato caldo estivo e la quasi totalità di assenza di partecipazioni fanno sì che questa stagione inizi con più ombre che luci Rimane sempre difficile fare delle previsioni o valutazioni, in primis dovuto al fatto che lo sviluppo del tartufo avviene sotto terra, dove non abbiamo possibilità di monitorare. Inoltre, all’interno del Piemonte abbiamo areali con micro climi diversi: dalle Rocche del Roero, alle dolci colline del Monferrato per arrivare ai profondi rittani dell’Alta Langa», spiega Marenda.
«Considerando che la composizione chimica del tartufo è circa 75-80% di acqua e che ad oggi, fine settembre, percepiamo ancora un clima più estivo che autunnale, possiamo immaginare una stagione sicuramente difficile. Il nostro augurio e speranza è quella che nelle prossime settimane arrivino giornate di piogge, per poter poi affrontare con altre aspettative la seconda parte della stagione, dalla fine di novembre fino alla fine di gennaio».
E l’augurio finale è per tutti i trifolao, «che possano vivere i prossimi mesi con passione e prima di tutto con rispetto verso l’ambiente e per i nostri amati tabui».
