Abitare il piemontese / La parola della settimana è Bagigia

Significa: arachide (arachis hypogaea), nocciolina americana

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi 

ABITARE IL PIEMONTESE – In piemontese bagigia indica l’arachide (arachis hypogaea), quella che comunemente chiamiamo nocciolina americana. A voler essere precisi è il seme di un legume che, dopo la fioritura, sviluppa il proprio frutto sotto terra. Una stranezza botanica che spiega anche il nome scientifico hypogaea, ovvero sotterranea. La bagigia ha anche due curiosi nomi piemontesi alternativi: nissorin-a american-a e giaponèisa. Quest’ultimo, come spesso accade con i nomi popolari, non va preso alla lettera: l’arachide non è originaria del Giappone. La sua patria va cercata in Sud America (chiamata manì), dove viene coltivata sin da epoche precolombiane e da lì, attraverso gli scambi e le coltivazioni, si è diffusa in molte parti del mondo.

Sulle nostre tavole arriva come prodotto tostato e salato, compagno immancabile di aperitivi, feste e momenti conviviali. L’arachide trova però impiego anche nella preparazione di creme e dolci e, più in generale, nella produzione dell’olio. La raccolta avviene in genere a fine estate o in autunno, quando la pianta viene estirpata e i baccelli, nascosti nel terreno, vengono recuperati e fatti asciugare. Quanto al nome, qui la faccenda si fa decisamente affascinante. Secondo la ricostruzione etimologica, bagigia risalirebbe all’arabo habb (coccola, bacca) unito ad aziz (pregevole, rinomato). Una parola arrivata da lontano e poi trasformata dalle diverse parlate: il veneto bagigi o barbagigi, il toscano bacicci, il siciliano cabbisisa e perfino l’italiano antico babbagigi, usato per indicare il cipero dolce, ovvero il dolcichino.

«Quei mezzi omiciattoli in Levante si mandano a vender bagiggi per le contrade», scriveva Ippolito Nievo. Se dietro a una semplice bagigia c’è parecchio mondo, per gustarla basta sgusciarla e sentirne il rumore sotto i denti. Il resto è un tripudio di sapore. Lo sanno anche gli scoiattoli!

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