Con il progetto “Dausìn” la mensa è a chilometro zero

L'iniziativa è promossa dai giovani di Wild life protection ed è partita dalle Langhe

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di Serena Corradi

ALBA – Andare a scuola immersi nel verde, nel cuore delle Langhe, e mangiare in una mensa dove vengono serviti solo pasti a km 0. Sembra un sogno, invece è realtà. È il progetto “Dausìn” (vicino, in dialetto), all’interno dell’azienda agricola Rivetto, con la mensa dell’associazione Lirano.

L’iniziativa, realizzata dall’associazione Wild life protection insieme a Pàlada (realtà agritech), Cascina Castellera e all’azienda Rivetto, è stata presentata lunedì 28 settembre davanti a studenti e insegnanti, ai sindaci di Sinio e Serralunga d’Alba e a una delegazione giapponese composta da chef, imprenditori, educatori, professionisti, giornalisti e responsabili di progetti territoriali.

Il progetto nasce dall’idea di mettere in relazione la scuola con il territorio. «Qui l’agricoltura è biologica e biodinamica e non c’è solo la vigna: ci sono il grano, il mais, gli alberi da frutto», spiega Stefano Alessandria di Wild life protection. «I prodotti arrivano dall’orto e dalle altre coltivazioni di Rivetto e da Cascina Castellera, che ha una stalla, le mucche e le galline, e vengono lavorati dall’azienda Rivetto, poi ridistribuiti ai ragazzi».

Salvaguardare la biodiversità

L’idea, però, non è soltanto quella di portare a tavola prodotti locali, ma di ricreare un rapporto diretto tra i ragazzi, il cibo e il territorio. Nel caso della scuola paritaria Lirano, senza il progetto “Dausìn” la mensa sarebbe stata affidata a un servizio esterno di Biella. «Storicamente le mense scolastiche erano legate al territorio: a Roddi si mangiava quello che arrivava da Roddi e a Serralunga quello che arrivava da Serralunga. È un discorso che vogliamo riproporre qui, valorizzando un’agricoltura rispettosa dell’ambiente», spiega Stefano. «Mangiano e vivono la loro giornata in un raggio di cinque chilometri: stiamo parlando quasi di un ecosistema di prossimità», aggiunge.

A occuparsi della componente tecnologica e della ricerca sulla biodiversità è Pàlada, fondata da Davide Brusco, che sviluppa strumenti digitali e progetti legati all’agricoltura e all’agroecologia. «Stiamo facendo ricerca sulla biodiversità funzionale, quindi cerchiamo di capire come la biodiversità possa avere un impatto sull’agricoltura», spiega Brusco.

La filiera diventa anche uno strumento per spiegare ai ragazzi che cosa c’è dietro al cibo che arriva nel loro piatto. Il menù proposto segue la stagionalità dell’orto e dei prodotti del territorio. «La grande sfida, che speriamo di vincere alla fine dell’anno, è quella di democratizzare l’intero processo e di educare gli studenti», spiega.

Per questo il progetto vuole diventare un caso di studio, analizzando anche gli aspetti economici e organizzativi della filiera, per capire come il modello possa essere proposto anche al di fuori del territorio.

La tecnologia potrebbe accompagnare il percorso del cibo dalla produzione alla mensa, attraverso un Qr code. L’idea è associare ai prodotti informazioni su raccolta, preparazione e consegna, così da rendere visibile anche ai ragazzi e alle famiglie il percorso di ciò che arriva a tavola.

Presente anche una delegazione giapponese

Enrico Rivetto, dell’omonima azienda, spiega che la loro scelta di diversificare le coltivazioni è legata alla volontà di creare corridoi ecologici e favorire la biodiversità. È proprio questo ambiente agricolo, dove le diverse colture convivono, a fare da contesto al lavoro di “Dausìn” sulla biodiversità funzionale e alla ricerca portata avanti da Pàlada.

Durante l’ora del pranzo una delegazione giapponese ha potuto incontrare gli alunni della scuola e condividere con loro alcuni dolci della tradizione nipponica. La visita, tra le attività legate a Terra madre, è stata l’occasione per presentare per la prima volta all’esterno il progetto “Dausìn”. La filiera corta pensata per la scuola è infatti diventata un esempio concreto da raccontare e condividere anche con chi arriva da un contesto diverso da quello delle Langhe.

Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con altre attività rivolte a studenti e famiglie. Prima di Natale è previsto un appuntamento in cui saranno gli stessi ragazzi a raccontare il lavoro fatto. Sono inoltre previste collaborazioni con gli studenti degli istituti alberghieri. Tramite un contest dell’Asl, saranno coinvolti nella realizzazione di ricette a km 0 da sperimentare poi nella mensa. Nel progetto saranno coinvolte anche istituzioni e altre startup, sempre con l’obiettivo di capire se e come l’esperienza possa essere riproposta in altri contesti. «È un’idea che non vuole solo tradursi nel “km 0”, ma che vuole aprirsi al mondo», conclude Stefano.  

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