Pensiero per domenica / Dio non chiede nulla per sé, ma amore per l’uomo

Pensiero per domenica / Dio non chiede nulla per sé, ma amore per l’uomo

di Lidia e Battista Galvagno

DOMENICA 25 OTTOBRE 2026 – Se qualcuno ci chiedesse: cosa c’è di nuovo nel cristianesimo? La risposta sarebbe semplice: la novità è Gesù, la sua persona, il suo messaggio. Ma qual è la novità del messaggio di Gesù? La risposta è nel Vangelo di oggi (Mt 22,34-40): «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore… Amerai il prossimo tuo come te stesso». Parole che delegittimano la cultura della violenza che sta entrando in noi. Cerchiamo di capirle.

​Pensiero per domenica / Dio non chiede nulla per sé, ma amore per l’uomo

La provocazione di un fariseo. Al tempo di Gesù, i rabbini ebrei avevano individuato nella Bibbia e catalogato 613 precetti. C’era una disputa serrata su quali fossero i più importanti e quali meno. C’erano diverse scuole di pensiero. Un fariseo pensa bene di porre la domanda a Gesù per metterlo alla prova. Come in altri casi, Gesù sfugge al tranello. La sua risposta esce dal ristretto ambito giuridico e individua la prospettiva di fondo con cui vivere l’intera Legge: l’amore: un amore che non fa distinzioni tra Dio e il prossimo. Meglio, l’amore al prossimo rende visibile l’amore a Dio.​

Cosa vuol dire amare Dio? In tutte le religioni Dio è molto esigente: chiede all’uomo onore, rispetto, doni, preghiere, sacrifici, rinunce, fino ai sacrifici umani. Il Dio di Gesù è assolutamente diverso: non chiede nulla per sé, ma chiede amore per l’uomo. È come se ci dicesse: dimostrami che mi ami, amando tuo fratello. Lo esprimerà molto bene l’autore della 1° Lettera di Giovanni, in quel versetto (4,20) che è il miglior commento al Vangelo di oggi: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede». Già nel libro dei Proverbi (14,31) era scritto: «Chi opprime il debole, oltraggia colui che lo ha creato».​

Cosa vuol dire amare il prossimo? La risposta è nella prima lettura (Es 22,21-27), tratta dal Codice dell’Alleanza che è un antichissimo commento al Decalogo. Il test dell’amore al prossimo è l’atteggiamento nei confronti di tre categorie di persone: il forestiero, l’orfano/vedova e l’indigente: chi è senza soldi o chi non ha nemmeno un mantello per coprirsi. Queste persone indifese hanno Dio come difensore: «Quando griderà a me, io l’ascolterò». Ancora più concreto il terzo Isaia (58,7): «Senza trascurare quelli di casa tua». Don Gasparino, grande maestro spirituale, insegnava che la difficoltà di amare è inversamente proporzionale alla distanza: il “prossimo” più difficile da amare è quello che è più vicino a te. Qualche volta lo sperimentiamo nelle nostre case.

 

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