a cura di Lidia e Battista Galvagno
PENSIERO PER DOMENICA – SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI – 1 NOVEMBRE
Il culto dei defunti è, anche per una cultura laica, una delle celebrazioni più antiche della storia, secondo il Foscolo dei Sepolcri, un contrassegno dell’umanità. Proviamo a leggerla in chiave cristiana, con l’aiuto delle letture della Messa. Prima però di accostare i testi biblici può essere utile ricordare il senso della festa.

La festa dei santi è la festa della comunione tra cielo e terra: è la festa contro la solitudine, contro l’isolamento che chiude i nostri cuori come una morsa. Se non credessimo alla comunione dei santi, noi saremmo chiusi in una solitudine disperata e disperante. Invece no: c’è qualcuno che ci ha preceduti; ci sarà qualcuno che continuerà l’avventura umana dopo di noi. È grazie a loro che noi siamo quello che siamo, come recita il detto: “Io sono qualcuno se sono conosciuto e ho un cimitero”. Ma il cristianesimo, con un grande atto di fede ci invita a chiamare “santi” le persone care che ci hanno preceduti, a fare visita alle loro spoglie mortali nei cimiteri. Le strade che essi hanno percorso sono infinite, ma in ultima istanza si riducono a due, ben delineate dalle letture bibliche.
La strada dei santi è quella delle beatitudini. La pagina del Vangelo di Matteo (5,1-12) è sempre presente. Traccia la strada maestra: non del dovere, ma della felicità. Le beatitudini non sono comandamenti, ma sono il ritratto di una vita felice. Sono parole che oggi non si sentono più, che rischiano di non parlare più. Invece, sono il ritratto prima di Gesù, poi di coloro che hanno camminato e camminano sulla sua strada. I poveri sono coloro che sanno di dipendere da Dio. Quelli che piangono sono coloro che sanno condividere il dolore altrui e farsene carico, come Gesù sulla tomba di Lazzaro. I miti sono i nonviolenti, ma al tempo stesso affamati di giustizia e non di rado perseguitati. I misericordiosi sono coloro che hanno un cuore grande, capace di capire l’altro. I puri di cuore sono coloro che non usano gli altri per il loro piacere. Gli operatori di pace sono coloro che vanno contro corrente: ieri e oggi.
C’è anche un’altra strada? Sì! La suggerisce san Giovanni (1Gv 3,1-3 e Ap 7,2-14) con due battute lapidarie: «Noi fin d’ora siamo figli di Dio (non solo in forza del battesimo ma dell’elezione universale in Cristo), ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato». Qual è l’identità dei 144mila salvati, che nel linguaggio apocalittico indica tutti? «Sono quelli che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». La croce di Cristo ha salvato tutti. È la nostra fede.
