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L’ANALISI Le nuove annate di Barbaresco, Barolo e Roero

I cambiamenti climatici, con poche piogge e sbalzi termici sia nel 22023 che nel 2024, ne influenzano lo stile

degustazione vino
Degustazione vino © Barbara Guazzone

di Giancarlo Montaldo

ENOLOGIA Anno nuovo, annate nuove. Un fatto importante per tutti i vini. In particolare per Barbaresco, Barolo e Roero. Le nuove annate fanno la comparsa sulle tavole e ci pare utile tracciare alcune considerazioni sui dati meteorologici e poi sui caratteri, produttivi e organolettici. Raccontiamo il Barbaresco 2023 e il Barolo 2022 e dal 1° luglio prossimo il Roero 2024 e il Roero Riserva 2023.

I riferimenti climatici

Caldo e secco è stato l’andamento meteorologico del 2022, una situazione che è durata per l’intero periodo. Già l’inverno era stato povero di precipitazioni: una nevicata a dicembre e poi nulla fino a metà marzo. La primavera ha portato un meteo altalenante, ma sempre con precipitazioni misurate, a parte maggio, il mese più umido e con piogge alternate a tratti di caldo intenso. L’estate è stata assai calda e scarsa d’acqua; le temperature sono salite spesso oltre i 35 gradi. Solo con settembre le condizioni meteorologiche sono un po’ migliorate: è arrivata qualche pioggia e l’alternanza tra giorno e notte ha portato significativi sbalzi termici che hanno favorito la maturazione delle uve, tecnologica e fenolica. Le residue scorte idriche dell’anno precedente hanno limitato gli stress sulle viti.

Caldo e secco hanno caratterizzato anche il 2023: l’inverno non è stato troppo freddo con alternanza tra brevi e leggere precipitazioni (piovose o nevose) a lunghi periodi di bel tempo. Come di solito, la primavera è stata incostante: molte piogge si sono verificate tra aprile e maggio. Quest’ultimo mese è stato uno dei più freschi degli ultimi anni. È seguito un giugno altalenante, tra periodi di bel tempo e altri con ritorni di pioggia e freddo. L’estate si è materializzata con luglio, portando temperature – soprattutto nella seconda decade – superiori ai 35 gradi e con l’afa presente anche di notte. L’evento più drastico è avvenuto il 6 luglio con pioggia, grandine e vento forte in una vasta zona tra basso Torinese, Roero e Langa del Barbaresco, del Dolcetto e del Moscato. Poi è ripreso il caldo esagerato che si è in parte mitigato nell’ultima parte di luglio, ma è tornato intenso in agosto. Solo ai primi di settembre la calura è finita, sostituita da un meteo autunnale.

La meteorologia del 2024 ha ricordato molte annate tra gli anni Settanta e Ottanta. In sintesi ecco i caratteri del 2024: l’inverno è stato mite e asciutto; la primavera con piogge frequenti e ben cadenzate; l’estate calda, ma con piovosità ricorrente che ha evitato stress alle piante. Infine, l’autunno, irriverente e dispettoso, perché tra fine settembre e ottobre ha portato tanta pioggia, che ha ostacolato anche la vendemmia. Tutti i vitigni hanno dato risultati buoni, quantitativamente in crescita rispetto a 2022 e 2023. La fertilità dell’annata e la gestione oculata dei vigneti hanno garantito produzioni bilanciate e regolari. La maturazione, avvenuta in situazioni meteorologiche regolari, ha salvaguardato i precursori della qualità e i caratteri varietali.

Lo stile

 Il Barolo 2022 è nato in un’annata difficile. Il caldo e il secco hanno regalato evidenti qualità. Poca neve e pioggia hanno influenzato le quantità di produzione, regalando comunque caratteri organolettici piacevoli e presto disponibili: bella ampiezza olfattiva e struttura sapida solida, ma senza ridondanze: nel complesso un vino armonico e già godibile con una discreta propensione alla longevità. Nel 2022, la superficie vitata del Nebbiolo da Barolo è stata di 2.258 ettari e la produzione effettiva di oltre 14 milioni e 500mila bottiglie.

Il Barbaresco 2023, scaturito da un’annata calda e asciutta propone buoni caratteri qualitativi, in netta continuità con il millesimo precedente. La struttura olfattiva ribadisce l’ampiezza e l’eleganza e la componente sapida regala pienezza e altrettanta armonia, Globalmente è un vino senza esagerazioni, essenziale e concreto, già pronto a un consumo disinvolto e con una longevità moderata. Nel 2023, la superficie vitata del Nebbiolo da Barbaresco è stata di 814 ettari e la produzione effettiva ha sfiorato i cinque milioni di bottiglie.

In conclusione, il Roero. La Riserva 2023 racconta vini già eleganti, con una bella complessità olfattiva e sapida, mediamente propensi alla longevità. Risultato opposto è quello del Roero 2024, decisamente varietale all’olfatto e con buona struttura sapida e una concreta longevità. I dati economici del Roero 2024 segnano leggeri incrementi rispetto al 2023: il vigneto occupa una superficie di 355 ettari e la produzione è stata di oltre 750mila bottiglie.

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