ALPINI – La 20ª edizione della marcia unisce l’Appennino a Genova: quattro giorni di cammino tra grandine, vento, accoglienza e tradizioni. È la storica marcia di avvicinamento a piedi al luogo dell’Adunata nazionale degli Alpini, un evento in cui la fatica si mescola a uno spirito di fratellanza immortale. Un viaggio fatto di vette sferzate dal vento, “pettate” spacca-gambe, ma soprattutto di tanta amicizia e condivisione. È il cammino Dal Monte alla Lanterna, un’attraversata a piedi che ha unito l’entroterra appenninico di Varzi alla costa ligure di Genova. Non un semplice trekking, ma la marcia di avvicinamento a piedi nella città ospitante l’Adunata nazionale degli Alpini.
Anima e motore di questa impresa sono stati gli storici organizzatori astigiani, Silvano Satriano e Luigi Bersano che, anche questa volta, hanno dato il meglio di sé, riuscendo a coinvolgere un gruppo straordinario e variegato. Alla marcia hanno infatti preso parte gli amici della Sezione di Valdobbiadene, affiancati dal loro sindaco Luciano Fregonese, il gruppo della Val Saviore con il loro instancabile parroco don Angelo Marchetti, e tanti altri amici alpini camminatori giunti da ogni dove, inclusa una rappresentanza dal Friuli. Un filo rosso lega questa edizione al passato: tra i partecipanti figurava anche Simone Gallo, ex sindaco di Feisoglio e capogruppo Ana Alta Langa. Ben 19 anni fa, Gallo partì direttamente dal suo paese per unirsi alla marcia che questo stesso gruppo aveva organizzato per raggiungere l’Adunata di Cuneo del 2007.

IL RACCONTO DEL CAMMINO – L’avventura, durata quattro giorni, ha preso il via all’insegna del meteo inclemente. Se il primo giorno è stato segnato dall’attesa pioggia, la seconda giornata ha alzato l’asticella: una spettacolare grandinata e raffiche di vento gelido hanno sferzato i camminatori fin dalla partenza da Capannette di Pey. Toccati i 1.642 metri del Monte Carmo, il gruppo ha trovato tregua a Casa del Romano, tra l’insolita accoglienza di un gatto nero e di una gallina. Con i piedi letteralmente zuppi, i viandanti hanno raggiunto il Monte Antola (1.597 metri), per poi affrontare la discesa verso Torriglia. Qui sono stati accolti nella palestra comunale e hanno partecipato all’inaugurazione del nuovo monumento agli Alpini, fortemente voluta dal parroco don Pietro, dal sindaco Maurizio Beltrami e dal capogruppo Roberto. La serata si è chiusa in festa, tra una cena in trattoria e i canti con i giovani del paese.
Il terzo giorno si è aperto con la spiritualità della santa messa celebrata proprio da don Angelo, prima di affrontare i 25 chilometri di tappa. Ironizzando su una “deludente” assenza di pioggia, il gruppo ha pranzato in una frazione di Davagna in un locale parrocchiale, diventando l’attrazione dei bambini dell’asilo di fronte. Per digerire, li attendeva una rampa vertiginosa degna di un vertical, seguita da un infinito saliscendi in cresta tra nebbia e vento, fino alla diga di val Noci, dove doccia all’aperto, birre e cena hanno ripagato ogni sforzo. La quarta e ultima giornata è iniziata di buon mattino dalla località Tre Fontane. Passando per Creto e valicando l’omonimo monte, è iniziata l’inesorabile discesa verso la costa. Nonostante le piacevoli chiacchierate con le persone incontrate alle porte di Genova, che hanno inevitabilmente rallentato il passo, il gruppo è riuscito a toccare il livello del mare spaccando il minuto per l’ora di pranzo.
Un traguardo sudato e felice, che dimostra una grande verità: tanti anni sono passati da quella marcia verso Cuneo, ma il tempo e la fatica non hanno minimamente scalfito lo spirito che anima questi eventi. Quello, fortunatamente, non passerà mai.
