di Corrado Olocco
CENGIO – Con la questione del termovalorizzatore della Regione Liguria ancora aperta (a fine giugno se ne saprà di più), il rischio, per la Valle Bormida, era di far passare in secondo piano la bonifica del sito Acna. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stata l’interrogazione presentata dal consigliere regionale ligure del Pd, Domenico Arboscello.
La realtà dei fatti
«Le aree ex Acna non sono state completamente bonificate né messe in sicurezza. Si tratta di spazi che presentano un deterioramento della situazione ambientale, come afferma la stessa Regione Liguria, che mette nero su bianco come le attività svolte da Eni, pur configurate come interventi di bonifica, non solo abbiano lasciato irrisolte molte criticità, ma ne abbiano addirittura aggravate alcune. Ancora oggi si riscontrano contaminazioni in aree oggetto di bonifica o ritenute esenti, mentre tracce di inquinanti sono state rilevate, seppur saltuariamente, anche nelle acque del Bormida», afferma Arboscello.
Si tratta di osservazioni che chi legge abitualmente Gazzetta conosce bene, poiché da anni erano il cavallo di battaglia dell’ex sindaco di Camerana Pier Giorgio Giacchino (mancato nel dicembre scorso), che da amministratore pubblico ed ex dipendente Acna ha dedicato gran parte della sua vita alla difesa della Valle Bormida.
Le richieste
«È necessario rafforzare le azioni di messa in sicurezza e, soprattutto, occorre ripristinare le condizioni di controllo venute meno con l’interruzione, a quanto pare unilaterale, della convenzione tra Provincia di Savona ed Eni per il mantenimento del presidio ambientale», prosegue il consigliere regionale.
A questo proposito, la società proprietaria del sito precisa: «La convenzione con la Provincia si è chiusa nel 2024, poiché Eni Rewind ha completato circa il 95% dei progetti di bonifica e messa in sicurezza approvati ed è quindi venuta meno l’esigenza di controlli straordinari che ne avevano motivato l’attivazione. I monitoraggi che garantiscono e verificano il mantenimento dei sistemi di sicurezza e il confinamento verso l’esterno proseguono ordinariamente e senza criticità, in costante condivisione con gli enti di controllo competenti, senza ricorrere a disposizioni eccezionali o accordi specifici».
L’opinione del sindaco
L’intervento di Arboscello in Regione era stato definito “fuorviante” dal sindaco di Cengio Francesco Dotta, al quale ha riposto (oltre al Pd locale) anche l’Associazione per la rinascita della Valle Bormida: «La realtà è scritta nei dati e nelle evidenze che la nostra associazione continua a sostenere da decenni. Le dichiarazioni del sindaco tentano di normalizzare una situazione che rimane una delle più gravi emergenze ambientali in Valle Bormida. Il sito non è altro che una gigantesca discarica di rifiuti tossici e nocivi, “posata” sul greto del fiume. Il sindaco dovrebbe essere il primo custode della salute pubblica e pretendere trasparenza e interventi risolutivi».
Il “no” deciso all’inceneritore
Intanto, l’opposizione all’impianto per i rifiuti liguri è tornata a coinvolgere anche il Piemonte, con un’affollata assemblea all’ex filanda di Monesiglio organizzata dal coordinamento No inceneritore Valle Bormida. Durante la serata è stata ribadita la necessità di creare un fronte comune con il Cebano e la Langa albese dei vini, come accadde negli anni del Re-Sol. Verrà anche promossa una raccolta di firme tra associazioni, cittadini e amministrazioni locali da inviare a Bruxelles ed è stato istituito un pool di esperti e legali per analizzare ogni dettaglio dell’iniziativa e valutare le opzioni di contrasto giudiziario e amministrativo.
Saranno inoltre organizzate delle assemblee informative nei paesi dell’area interessata per mantenere alta l’attenzione e informare capillarmente la popolazione.

