Monfortinjazz: emozioni indimenticabili grazie all’alchimia tra Stefano Bollani ed Enrico Rava [foto e video]

Una serata durante la quale ha trionfato la grande musica

Monfortinjazz: emozioni indimenticabili grazie all'alchimia tra Stefano Bollani ed Enrico Rava

Servizio di Pierangelo Vacchetto

MONFORTE – Prima ancora che iniziasse la musica, è arrivata la notizia che il pubblico aspettava senza quasi osare sperarla. Valentina Cenni e Stefano Bollani hanno annunciato dal palco che “Via dei Matti n°0”, il programma televisivo che aveva conquistato migliaia di spettatori e che era stato interrotto dai palinsesti Rai, tornerà con una nuova edizione.

L’annuncio è stato accolto da un lungo e caloroso applauso dell’Auditorium Horszowski di Monforte d’Alba, gremito in ogni ordine di posti, dando il via a una serata costruita come un unico racconto, dove cinema e musica si sono intrecciati fino a diventare la stessa esperienza. Dopo questo momento di grande partecipazione emotiva, il pubblico ha assistito alla proiezione del docufilm Tutta Vita, presentato dalla stessa regista Valentina Cenni, prima di immergersi nel concerto in duo di Stefano Bollani ed Enrico Rava, due artisti che da quasi trent’anni condividono uno dei dialoghi musicali più fertili e originali del jazz europeo. Il film di Valentina Cenni, uscito quest’anno nelle sale, non è il classico documentario musicale.

Piuttosto, è un’immersione nel processo creativo: segue una settimana di convivenza artistica nella quale Stefano Bollani riunisce alcuni dei più importanti protagonisti del jazz italiano per preparare un concerto irripetibile, raccontando come l’improvvisazione diventi soprattutto un modo di ascoltare gli altri e di abitare il presente. Accanto a Bollani compaiono Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto e i più giovani Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, protagonisti di una residenza artistica che mette al centro la condivisione prima ancora dell’esecuzione musicale. Un tema, quello dell’ascolto reciproco, che è sembrato proseguire naturalmente nel concerto.

Un dialogo che emoziona

Dopo l’intervento di Guido Harari, fotografo di scena del film, senza soluzione di continuità, il pubblico è passato dal racconto cinematografico alla sua applicazione dal vivo. Enrico Rava, che a 86 anni continua a rappresentare il jazz italiano nel mondo con una curiosità artistica immutata, e Stefano Bollani, da lui scoperto e valorizzato fin dalla metà degli anni Novanta, hanno dimostrato ancora una volta come il loro sodalizio non conosca il peso del tempo. Come ama ricordare lo stesso pianista, dal loro incontro nel 1996 sono nati quindici dischi e migliaia di concerti nei palcoscenici più prestigiosi del mondo. Quello di Monforte è stato l’ennesimo capitolo di una conversazione mai realmente interrotta.

L’intesa tra i due è diventata spettacolo anche nei momenti più leggeri. A un certo punto Bollani, esaurita simbolicamente la tastiera del pianoforte durante un’improvvisazione, ha invitato scherzosamente Rava a “spostare” lo strumento per poter continuare il viaggio musicale. Poco dopo è arrivato un altro dei suoi irresistibili colpi di teatro, con l’ultima nota di un assolo suonata usando il piede. Piccoli sketch che hanno strappato sorrisi al pubblico senza mai interrompere la tensione artistica, anzi rendendola ancora più evidente: solo una complicità costruita in decenni di musica insieme permette una libertà espressiva tanto naturale. La scaletta ha attraversato territori diversi, unendo standard immortali e composizioni originali. Da Cheek to Cheek, lo storico brano scritto da Irving Berlin nel 1935 e reso celebre da Fred Astaire, trasformato in un raffinato dialogo tra pianoforte e tromba, a My Funny Valentine, affrontata con quella continua capacità di reinventare la melodia che rende il pezzo uno dei più affascinanti e imprevedibili dell’intero repertorio jazz.

Pianoforte e tromba

Non sono mancati alcuni dei temi più amati firmati da Enrico Rava, come Le solite cose e Certi angoli segreti, nei quali la tromba del maestro torinese ha ritrovato quel lirismo essenziale che da sempre caratterizza il suo linguaggio, sostenuto dall’incontenibile fantasia pianistica di Bollani. Suggestiva anche la rilettura della Ballata di Mackie Messer (Mack the Knife), il celebre brano tratto da L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill, diventato nel tempo uno degli standard più frequentati nella storia del jazz grazie alle interpretazioni di Louis Armstrong.

Tra i momenti più intensi della serata anche l’omaggio al Brasile con Retrato em Branco e Preto di Antonio Carlos Jobim, pagina di straordinaria eleganza che nelle mani di Bollani e Rava ha assunto nuovi colori, sospesa tra malinconia, improvvisazione e una cantabilità tutta mediterranea. Più che un concerto, quello di Monfortinjazz è sembrato un esercizio di fiducia reciproca. Nessuna ricerca dell’effetto, nessuna dimostrazione di virtuosismo fine a sé stessa: ogni nota nasceva dall’ascolto dell’altro, proprio come raccontava poche decine di minuti prima il film di Valentina Cenni. Il pubblico dell’Auditorium Horszowski ha accompagnato questo viaggio con un’attenzione quasi religiosa, esplodendo negli applausi al termine di ogni brano e tributando una lunga standing ovation ai due protagonisti. Dopo l’annuncio del ritorno di Via dei Matti n°0 e una serata così intensa, Monfortinjazz ha confermato ancora una volta la propria capacità di unire linguaggi diversi, facendo convivere cinema, televisione e grande musica dal vivo in un’unica, memorabile esperienza.

Le immagini e il video della serata:

 

Banner Gazzetta d'Alba