Lettera al giornale / I numeri sul lavoro degli stranieri nel Paese e la demagogia di chi predica la remigrazione

Caporalato nelle vigne di Langa
Controlli nelle vigne. Immagine di repertorio.

GENTILE DIRETTORE, leggo con interesse quanto pubblicato su Gazzetta a proposito dei lavoratori stagionali nella Granda e in particolare nelle vigne di Langa e Roero, quasi tutti stranieri. Sono dati forniti dall’Inps e quindi affidabili, che mi inducono a fare qualche riflessione.

Se l’Inps parla di 16mila stagionali in tutto il Cuneese, un terzo dei quali impegnati nelle vigne, si suppone che essi siano soltanto la parte emergente di un fenomeno più vasto: rimane il sommerso, cioè quello degli irregolari, in buona parte legati al caporalato, spesso denunciato in diverse inchieste giudiziarie sfociate anche in condanne. Quanti sarebbero allora quelli da sommare ai 16mila? Lascio ad altri la stima.

Continuando il ragionamento, estendendolo dalla Granda a tutto il Piemonte e addirittura a tutto il Paese, inserendo la raccolta delle arance in Sicilia e Calabria, delle olive in Puglia, dei pomodori in Campania e Lazio, delle uve nel Nord-est e via di questo passo; e ancora allargando il discorso dall’agricoltura ad altri settori (quello edile tanto per fare un esempio o quello delle pulizie e delle badanti), quanti saranno gli stagionali, quelli regolari e, soprattutto quelli irregolari nel Paese? Da notare che questo esercito di lavoratori non regge soltanto l’economia del vino, ma di tanti altri settori produttivi che alimentano le esportazioni e arricchiscono l’Italia, oltre a risolvere i problemi di migliaia di famiglie con persone anziane o malate da accudire e case da pulire.

A questo punto mi chiedo e chiedo a personaggi che propagandano la remigrazione (termine elegante per dire la cacciata forzata degli stranieri, sulla scia di quanto sta succedendo negli Stati Uniti): come faranno questi geniali strateghi a mandare avanti l’economia italiana? Andranno loro nei campi o sulle impalcature dei palazzi in costruzione a spaccarsi la schiena per un’intera giornata e una paga da fame? E ancor più mi chiedo (se sono veri i sondaggi che danno alcuni partiti razzisti in crescita): come fa una persona seria a credere a una remigrazione in massa degli stranieri e quindi a sostenere chi la propone?

A inizio Novecento, un certo signore di cognome Goering, un militare, sosteneva: dite una bugia dieci, cento, mille volte e diventa una verità. Possibile che dopo la tragedia di due guerre mondiali l’umanità non ha imparato nulla, affidandosi ancora alla logica del capro espiatorio e all’irrazionalità della guerra?

Antonio T., Alba

​Gentile signor Antonio, grazie per l’interesse verso Gazzetta e i suoi articoli: come sempre, ci sforziamo di far ragionare i lettori, guardando ai fatti, evitando posizioni ideologiche o preconcette su qualsiasi argomento. Il suo ragionamento sulla situazione in Italia fila. Proprio in questi giorni, riferendosi al piazzaiolo di Reggio Emilia, ucciso da un cliente, sul Corriere della sera Massimo Gramellini faceva notare la rapida presa di posizione di un politico che, volendo fare il generale più di quell’altro sostenitore della remigrazione, ha manifestato la necessità di discutere il tema apertamente, dando per scontato che l’assassino non poteva essere altri che uno straniero. Salvo, due ore dopo, scoprire che l’assassino era italianissimo, “a chilometro zero”. La propaganda e l’ideologia si nutrono di irrazionalità e bugie, mezze verità e manipolazioni. Restare umani e ragionevoli è quanto raccomanda papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas, della quale proprio in questo numero iniziamo una serie di approfondimenti.  g.t.

Banner Gazzetta d'Alba