di Davide Barile
LA STORIA – Era il 10 maggio 2025 e, durante un torneo di calcio giovanile a Ceva, il dodicenne giocatore dell’Albese Gabriele Brizio perdeva i sensi nel corso di un’azione di gioco. A salvarlo era stato il pronto intervento di Gianni Spinosa, allenatore del Dogliani, e la presenza di un defibrillatore in campo.
L’importanza di un intervento tempestivo e il legame con Gianni
La mamma del ragazzo, Sara Revello, ricorda: «Soltanto la tempestività nei soccorsi ha permesso di evitare danni neurologici. In meno di un minuto gli è stato praticato il massaggio cardiaco e, in tre minuti, c’era il defibrillatore a sua disposizione. Si è risvegliato ed è stato subito in grado di ragionare e muovere gli arti».
Da allora, con Gianni è nato un rapporto speciale. Revello prosegue: «È una gran bella persona e ci incontriamo almeno una volta al mese. La grande passione di Gabriele resta il calcio, ma a seguito di accertamenti gli è stata diagnosticata un’anomalia genetica che non gli consente più di praticare lo sport ad alti livelli, come vorrebbe. Abbiamo rimediato regalandogli una bicicletta elettrica per divertirsi con i suoi amici».

Il progetto: installare dispositivi di soccorso in più posti possibile
La donna, moglie di Luca e madre di altri due figli, da quel 10 maggio non si è mai chiesta perché sia successo a Gabriele, ma come mai lui fosse sopravvissuto e altri no: «Ho conosciuto mamme i cui figli, per casi analoghi, sono morti. La risposta è semplice: c’era Gianni che l’ha soccorso subito e ha usato il defibrillatore. Abbiamo quindi pensato di fare qualcosa di concreto per restituire il bene ricevuto: vogliamo mettere defibrillatori dappertutto».
Da qui, l’idea del progetto “Dài una scossa alla vita, regala un battito”: «Non mi sono data un punto di arrivo. Per ora abbiamo potuto acquistare, grazie alle donazioni, i defibrillatori posizionati il 7 giugno in piazza Don Morone in Vaccheria e all’esterno del circolo Acli del Mussotto e ne abbiamo collocato un altro nel pomeriggio di venerdì 10 nella piazza principale di Scaparoni. L’obiettivo è installarli in luoghi aperti, in modo che siano disponibili ventiquattro ore al giorno».

La copertura deve essere capillare
La spesa per ogni apparecchio si aggira attorno ai 2.100 euro: «Deve essere posto in una teca riscaldata in inverno e raffreddata in estate. Dopo l’acquisto, li doniamo ai Comuni, i quali si occuperanno della manutenzione. Anche senza utilizzarle, le piastre devono essere cambiate dopo circa cinque anni. Chiamando i soccorsi, comunque, gli operatori sono in grado di indicare qual è il defibrillatore funzionante più vicino al luogo in cui si è verificato il malore. Serve una copertura capillare e, siccome il settanta per cento dei casi si verificano all’interno delle abitazioni, nelle città sarebbe utile l’installazione in ogni condominio».
Per la raccolta fondi «abbiamo attivato dei conti su Satispay e ci appoggiamo all’Associazione italiana cuore e rianimazione Lorenzo Greco. Oltre a tante persone, ci hanno aiutati il circolo Acli del Mussotto e il collettivo Scaparun. Il prossimo passo sarà supportare gli Amici dei bambini cardiopatici per l’acquisto di attrezzature mediche per l’ospedale Regina Margherita di Torino».

Gli apparecchi sono dotati di una voce che guida un pronto intervento
Oltre ad acquistare dei nuovi defibrillatori, è necessario che più persone possibili sappiano come usarli: «In realtà è molto semplice e, in ogni inaugurazione, la dimostrazione con il manichino la fa mia figlia Martina, di dieci anni. Vedendola, molti dicono: “Anche io posso riuscirci”. Gli apparecchi sono dotati di una voce guida che, se si mantiene la calma, illustra passo per passo come intervenire efficacemente. A settembre vorremmo inoltre organizzare anche dei corsi, aperti alla cittadinanza, per l’utilizzo del defibrillatore».
