IL CASO – Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, presenta un ordine del giorno in Consiglio Regionale a sostegno del riconoscimento della grazia per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
«Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia. Non voglio entrare nel merito giuridico della sentenza perché ho massimo rispetto della Magistratura che ha il compito di applicare le leggi. Credo però sia corretto e doveroso appellarsi all’istituto della grazia che è sancita dalla Costituzione e rappresenta il punto di equilibrio tra il rigore della legge e la comprensione umana delle istituzioni. È un atto di perdono istituzionale da parte del massimo garante della Costituzione, ovvero il Presidente della Repubblica, per chi può aver sbagliato, ma ha certamente agito sotto l’effetto di un grave e pregresso turbamento emotivo e a difesa della sua famiglia. Questo è il caso di Mario Roggero».
La risposta di Alleanza verdi e sinistra
Ferma la risposta corale di Alice Ravinale, Valentina Cera, Giulia Marro del gruppo Avs. «Cirio parla di “comprensione umana” per il caso del gioielliere Roggero ma è il presidente della Regione in cui sei ragazzi minorenni sono privati della libertà, con uno di loro detenuto direttamente in carcere da sei mesi, per aver partecipato a un corteo per Gaza e aver danneggiato qualche staccionata in via Po.
È il vicesegretario di un partito che, unitamente la resto della destra, ha avviato una stretta repressiva senza precedenti contro chi manifesta, chi sciopera, ora addirittura chi esce la sera nella cosiddetta movida: Il governo Meloni ha introdotto 55 nuovi reati e inasprito le pene per altri 60, aggiungendo teoricamente oltre 400 anni di carcere rispetto al passato, mentre le carceri scoppiano e si violano sistematicamente al loro interno i diritti delle persone detenute, con tutti coloro che ci lavorano allo stremo. Per tutti loro Cirio non ha pietà, non chiede perdono, si attiene scrupolosamente alla giustizia punitiva messa in atto da questo Governo.
È uno scandalo che ora chieda – al posto del diretto interessato e dunque con un’iniziativa del tutto simbolica, di puro e cinico posizionamento politico – la grazia per una persona che ha ucciso due uomini e il cui caso, certamente complesso, è stato giudicato sulla base delle leggi vigenti per tre gradi di giudizio. Quello che ne è emerso è, molto semplicemente, che questo non era un caso di legittima difesa e che in Italia non ci si può fare giustizia da sè. Lo ha deciso la Magistratura, unico soggetto competente a farlo.
Non ci vengano mai più a parlare di rispetto della Magistratura, di legalità, di condanna della violenza. Oggi cade definitivamente la loro maschera ipocrita».
