Ascanio Celestini all’arena di Alba racconta la storia dei Poveri cristi

La serata di venerdì 17 luglio ad Alba di Attraverso festival

Ascanio Celestini  all’arena di Alba racconta la storia dei Poveri cristi
Ascanio Celestini (Ritratti Museo Pasolini ©Chiara Pasqualini/MIP) ******************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o  per pubblicazioni riguardanti Ascanio Celestini

INTERVISTA Attraverso festival presenterà all’arena Sacerdote, venerdì 17 luglio alle 21, Ascanio Celestini, accompagnato dal musicista Gianluca Casadei, con Poveri cristi, dedicato al vissuto delle persone che abitano le periferie di Roma. Celestini le ha incontrate: «Quattordici anni fa ho iniziato a raccogliere le storie di facchini che lavorano nella logistica dopo aver partecipato a un’assemblea sindacale nella quale erano quasi tutti eritrei ed etiopi. Le storie da raccontare – materia del libro edito da Einaudi – sono molte: a ogni replica ne scelgo diverse».

La scelta è casuale?

«Se sono in luoghi particolari, come le fabbriche, allora le storie si riferiranno principalmente a tali ambiti. I teatri sono spazi neutri e, in questo caso, a influenzarmi può essere il tipo di spettatori. Capita che io decida all’ultimo momento cosa raccontare, c’è una componente d’improvvisazione e Gianluca, il quale conosce tutte le storie, mi segue senza problemi».

Chi sono i Poveri cristi?

«Normalmente usiamo la definizione per indicare le persone che vivono in condizioni di subalternità, fragilità, debolezza e, a volte, proprio di povertà. L’immagine che l’espressione richiama è la povertà di Cristo, degli apostoli e della gente che incontrava. La sua storia è piena di esempi, basti pensare all’ingresso a Gerusalemme su un asino. Il libro inizia con una citazione di don Roberto Sardelli. Nel 1968, dopo aver scoperto la presenza di una baraccopoli a trecento metri dalla parrocchia romana a cui era stato destinato, decise di andare a vivere lì. Infine, per il titolo del libro e dello spettacolo sono stato ispirato pure dall’affermazione del parlamentare radicale Riccardo Magi durante la sua giusta protesta contro quella macabra pantomima che sono i centri di detenzione dei migranti in Albania».

I personaggi descritti possono ritrovarsi in tutte le periferie del mondo?

«Di una parte dei racconti ho curato la regia in Belgio e in Francia per l’attore David Murgia e in Svezia per Özz Nûjen. Raccontano le storie lasciando l’ambientazione italiana, ma le differenze non sono molte. Penso a Joseph, uno dei personaggi che ho incontrato: partito dall’Etiopia, ha attraversato il deserto ed è stato detenuto in Libia. Passato il Mediterraneo in barca, è arrivato a Roma per lavorare nella logistica e, dopo il licenziamento, si è ritrovato barbone in strada. Storie simili le possiamo trovare ovunque in Europa».

Come riesce a farsi raccontare le storie dai protagonisti?

«Non stiamo parlando dell’ultimo partigiano sopravvissuto, per cui spesso bastano la curiosità e la voglia di capire il mondo in cui viviamo. Di certe vicende, come la mattanza di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile 2020, quando una squadraccia di poliziotti è entrata nella casa circondariale e ha picchiato ferocemente i detenuti, esistono testimoni e atti processuali. E pure i video, grazie a un magistrato che li ha salvati tutti prima che venissero cancellati. Sovente, le notizie sono difficili da trovare soltanto perché i mezzi di informazione tradizionali non hanno alcun interesse a divulgarle».

Per quanto riguarda le persone che tendono a prendersela con chi è più debole di loro, cosa si sente di dire?

«Prendersela con i più deboli è un meccanismo non dico naturale, ma culturale. Lo vediamo ovunque e da sempre. Quando si parla di razzismo, più che il colore della pelle conta la condizione sociale: difficilmente il razzista si scaglierà contro Obama, ma sceglierà come bersaglio il senegalese che raccoglie la frutta. In Italia, i meridionali emigrati al Nord, nel triangolo industriale, hanno contribuito alla creazione di una coscienza politica importante. Erano senza casa e dipendevano unicamente dal lavoro. Altrove, come a Terni o a Pontedera, sono stati impiegati soltanto lavoratori locali e ciò non è successo: famosi erano i metalmezzadri che si vantavano di mettere in banca l’intero salario senza toccarlo. Da quando i politici hanno smesso di andare tra i lavoratori, i diritti sono stati smantellati».

Attraverso festival nella stessa serata di venerdì, alla tenuta La bollina di Serravalle Scrivia, proporrà l’intervento della psicologa e divulgatrice Stefania Andreoli. Matteo Saudino, il professore delle superiori noto come Barbasophia, sabato 18 luglio alle 18 sarà a Rocchetta Palafea; alle 21 seguirà Giuseppe Cederna, che con Walter Porro alla fisarmonica e Nicola Testa alla chitarra metterà in scena Maestri. Martedì 21 luglio alle 21, Luca Bizzarri sarà a Savigliano.

I biglietti degli spettacoli sono disponibili in prevendita sul sito Internet ticket.hiroshimamonamour.org.

Davide Barile 

Banner Gazzetta d'Alba