Fotoservizio di Pierangelo Vacchetto
MONFORTE – Un Auditorium Horszowski gremito in ogni ordine di posti ha accolto ieri sera a Monforte d’Alba una delle più raffinate cantautrici della scena internazionale. Suzanne Vega è tornata in Italia per una delle tappe di Monfortinjazz regalando al pubblico un concerto essenziale, costruito sulla forza delle parole, della musica e di un repertorio che da oltre quarant’anni continua a emozionare. Accompagnata da due musicisti, la cantautrice newyorkese ha dato vita a una serata intima e coinvolgente, nella quale ogni canzone è diventata un racconto.
Fin dai primi minuti ha cercato un contatto diretto con il pubblico, provando a parlare in italiano. “Sto studiando l’italiano con un programma su internet”, ha raccontato sorridendo, prima di mettere alla prova quanto imparato con una frase che ha divertito tutta la platea “la chiave è sopra il portafiglio. Accortasi dell’errore, ha chiesto aiuto al pubblico che, in coro, le ha suggerito la parola corretta “portafoglio”. Lei ha accolto la correzione con autoironia ricordando che “Parlo male l’italiano”, scatenando un lungo applauso.
La scaletta
L’apertura è affidata a Marlene e Caramel, due brani che mostrano subito il lato più narrativo della sua scrittura. Vega ha sempre fatto della capacità di raccontare storie il proprio marchio di fabbrica, con testi che intrecciano poesia, osservazione della quotidianità e riflessioni intime, accompagnati da arrangiamenti essenziali che mettono al centro la voce. Il viaggio prosegue con Gypsy, uno dei brani più amati del suo repertorio. Prima di iniziarlo scherza con il pubblico “Voi volete sentire le canzoni vecchie, perché le conoscete. Quelle nuove vi rendono nervosi”. Poi introduce il pezzo ricordando un episodio della sua giovinezza quando un ragazzo incontrato in un bar che le si avvicinò chiedendole semplicemente se le piacesse Leonard Cohen. Da quel ricordo nacque una delle sue canzoni più celebri, dedicata alla libertà, ai viaggi e all’amore vissuto senza schemi.
La scaletta alterna così passato e presente. Arrivano Heroes, intensa rilettura del celebre brano di David Bowie, quindi Flying With Angels, tratta dall’ultimo lavoro discografico che dà il titolo anche al tour, e Chambermaid, altra pagina significativa del suo repertorio, interpretata con la consueta eleganza. Ogni brano conferma quella cifra stilistica che ha reso Susanne Vega una figura centrale del cantautorato internazionale fin dagli anni Ottanta. Definita spesso una delle madri del folk contemporaneo, ha influenzato intere generazioni di songwriter grazie a una scrittura capace di affrontare temi sociali, sentimentali e personali con rara delicatezza. Il momento più atteso arriva nel finale. Basta l’arpeggio della chitarra e le prime parole My name is Luka, I live on the second floor perché l’Auditorium riconosca immediatamente Luka, il brano del 1987 che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Dietro quella melodia apparentemente delicata si cela una delle canzoni più coraggiose della musica pop, capace di affrontare il tema della violenza domestica attraverso gli occhi di un bambino. Ancora oggi conserva tutta la sua forza emotiva. Subito dopo è il turno di Tom’s Diner, altra composizione simbolo della sua carriera.
La conclusione
Nato come brano a cappella e diventato celebre in tutto il mondo anche grazie al remix dei DNA negli anni Novanta, è una fotografia della quotidianità osservata dal tavolo di un diner di New York, trasformata in uno dei pezzi più iconici della musica contemporanea. Gli applausi richiamano la cantante sul palco per i bis. Prima arriva Walk on the Wild Side, omaggio a Lou Reed eseguito con grande rispetto e personalità, poi Rosemary, fino alla conclusione con In Liverpool, intensa ballata autobiografica che chiude la serata con un’atmosfera raccolta e sospesa. A Monfortinjazz Susanne Vega non ha avuto bisogno di effetti speciali. Sono bastati una voce inconfondibile, tre musicisti sul palco, canzoni che hanno attraversato decenni senza perdere significato e quella semplicità con cui riesce ancora oggi a trasformare ogni concerto in una conversazione con il pubblico. E anche un piccolo errore linguistico, corretto affettuosamente dagli spettatori, è diventato il simbolo di una serata vissuta all’insegna della condivisione. Ed ora l’attesa per un altro sold out da tempo, il concerto del 2 agosto di Vinicio Capossela che chiuderà la 50° edizione di Monfortinjazz.













