Le chiesette dimenticate rinascono: nuova speranza per la Borghina

Dopo San Giovanni Lontano, un progetto punta a restituire vita alla cappella della Madonna della Neve

Le chiesette dimenticate rinascono: nuova speranza per la Borghina

di Lino Ferrero

BRA – Ci sono luoghi che sembrano sospesi nel tempo. Piccole cappelle affacciate lungo le strade di campagna, nascoste tra cascine, boschi e campi coltivati, custodi silenziose della fede popolare, della civiltà contadina e della storia delle comunità locali. Eppure molte delle chiesette rurali del territorio braidese oggi rischiano di scomparire, consumate dal tempo e dall’abbandono.

Sono piccoli patrimoni che meritano di essere conosciuti prima ancora che restaurati, perché raccontarne la storia rappresenta il primo passo per salvarli.

Dopo aver accompagnato i lettori alla scoperta della chiesa di San Giovanni Lontano, il viaggio prosegue con un altro luogo ricco di memoria: la cappella della Madonna della Neve, in località Tetti Milanesi, tra Bandito e Sanfrè, conosciuta da tutti come la chiesa della Borghina. Un edificio appartato, immerso nella quiete della campagna, che oggi potrebbe finalmente guardare al futuro con rinnovata fiducia.

La cappella sorge accanto alla cascina Borghina, appartenuta alla nobile famiglia Valfrè di Bonzo. Delle sue origini si conosce poco, ma nel corso dei secoli è diventata un importante punto di riferimento per la devozione popolare. Qui giungevano soprattutto le madri con i figli colpiti dalla tosse asinina, affidando alla Madonna della Neve le proprie preghiere e la speranza di una guarigione. Ancora oggi gli ex voto conservati al suo interno testimoniano una fede che il tempo non è riuscito a cancellare.

La storia, però, non è stata altrettanto benevola con l’edificio. Già nel 1867 una relazione del priore descriveva una cappella in precarie condizioni, con il pavimento sconnesso e gli arredi ormai scomparsi. Da allora il degrado ha continuato ad avanzare, trasformando questo piccolo edificio religioso in uno dei tanti luoghi della memoria dimenticati della campagna braidese.

Quando tutto sembrava ormai perduto, è arrivata però una notizia capace di riaccendere la speranza. Gli attuali proprietari della cascina, dopo la pubblicazione del libro dedicato alle chiesette campestri, hanno manifestato la volontà di avviare un progetto di recupero che interessi non soltanto la cappella, ma l’intero complesso rurale.

L’obiettivo è restituire alla Borghina il ruolo che aveva in passato: un luogo aperto, vissuto e capace di accogliere persone e iniziative. La proprietaria, Piera, immagina uno spazio in cui storia, spiritualità, natura e valorizzazione del territorio possano convivere armoniosamente. Eventi culturali, appuntamenti enogastronomici, passeggiate tra le risaie, attività dedicate alle famiglie e la presenza di piccoli animali per i bambini fanno parte di una visione che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici.

Attorno alla Borghina si estende uno degli angoli più suggestivi della campagna braidese, con le risaie coltivate dalle storiche famiglie Donalisio e Allocco, dove è nata l’esperienza del Riso di Bra. Un paesaggio che racconta il lavoro dell’uomo, le tradizioni agricole e l’identità del territorio. Recuperare questa cappella significa quindi preservare molto più di un edificio religioso: vuol dire salvare un frammento di memoria collettiva e restituire valore a un luogo rimasto troppo a lungo nell’ombra.

La Borghina potrebbe così diventare un esempio concreto di come anche le piccole chiese di campagna, spesso escluse dai grandi itinerari turistici e culturali, possano tornare a vivere grazie alla sensibilità di chi ne riconosce il valore. E forse la sua rinascita potrà rappresentare l’inizio di un percorso capace di restituire dignità anche alle tante altre chiesette che attendono ancora qualcuno disposto a credere nel loro futuro.

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