Una serata per ricordare il genio e la visione di Giacomo Oddero [foto]

Ieri sera, al teatro Sociale, il racconto di Paolo Tibaldi e un confronto tra enti del territorio

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di Beppe Malò
Fotoservizio Malò e Marcato

ALBA – Giacomo Oddero ci ha lasciati il 21 aprile del 2025. Era un lunedì, aveva compiuto 98 anni e lasciato un segno profondo nella vita della nostra comunità e nella profonda trasformazione che ha segnato – in Langa e nel Roero – la fine di un’epoca grama, lasciata andare senza alcun rimpianto. Per ricordarlo, in occasione del centenario della nascita, il Teatro Sociale “Giorgio Busca” ha messo in scena, a cura di Paolo Tibaldi, una preziosa ricostruzione della sua vita e del suo essere un uomo del Rinascimento vissuto ai giorni nostri.

Paolo Tibaldi ha scelto come titolo del suo lavoro “La grande sete delle Langhe” ispirandosi liberamente al libro di Attilio Iannello “Il farmacista di via Maestra”: una biografia puntuale e rigorosa ma non celebrativa o dai toni agiografici. Lui non avrebbe voluto. Perché niente di quello che ha portato a termine era stato pensato o pianificato per accedere al consenso. Quanto piuttosto per dare risposte vere a esigenze concrete, per spirito di servizio e amore per le colline che accompagnano il Tanaro verso Nord, il Pianalto e la pianura. Pensavo che sarebbe stato facile scrivere questo commento.

Un ricordo personale

Giacomo Oddero è stato amico di mio padre, classe 1920, enotecnico. Per molti versi ho la presunzione che un po’ di quella bella amicizia sia stata anche mia. Ma mi accorgo di quanto sia difficile parlare e scrivere di un personaggio così solo apparentemente semplice. Ma, in realtà, non si può essere sindaco di La Morra, farmacista (in via Maestra), presidente della Camera di Commercio, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, lavorare a fianco del dottor Degiacomi nel laboratorio politico e culturale dove “Porta a Porta” andava in onda ogni giorno, a volte nel retro o nel laboratorio. Non si può “semplicemente” pensare e mettere a terra (come si dice oggi) una profezia come l’acquedotto delle Langhe: prendere l’acqua a Limone e portarla in Alta Langa per placare una sete endemica, una ferita storica, uno stigma oggi inconcepibile. Tutto questo non si può fare senza una profondissima capacità di analisi fattuale, di meditazione del futuro, di valutazione puntuale dei rischi e dei benefici. E senza la pazienza di tessere una tela di alleanze, amicizie, di complicità strategiche basate sul valore della parola, dell’impegno e dei valori di una volta. Grazie a Paolo Tibaldi per essere riuscito a restituire tutto questo in modo vero e sincero, senza nulla tralasciare e senza nulla aggiungere a un uomo unico e alla sua storia.

Un esempio che resta

Nella seconda parte della serata sono saliti sul palco del Sociale i protagonisti della tavola rotonda, moderata dal giornalista Nicolas Lozito (friulano e rigorosamente astemio). Hanno dato il loro contributo con interviste e testimonianze Sergio Soave, la sindaca di La Morra Maria Luisa Ascheri, Claudio Alberto e Antonio Degiacomi. In precedenza sono saliti sul palco per un ricordo personale il sindaco di Alba Alberto Gatto, il Segretario generale della Camera di Commercio di Cuneo Patrizia Mellano, il Vescovo di Alba monsignor Marco Brunetti e il presidente della Fondazione CRC Mauro Gola. Il presidente della Regione Alberto Cirio è intervenuto con messaggio da Torino.

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